Oggi un focus su un argomento molto importante nella fotografia paesaggistica, ovvero la gamma dinamica. Vedremo cos’è ed impareremo ad usarla nel miglior modo.

Qual è stato l’ultimo tramonto a cui avete assistito? Magari eravate in spiaggia o in montagna, magari eravate in auto rientrando a casa dopo una giornata di lavoro. Ovunque fosse, vi ricorderete ancora la luce e i toni caldi, le nuvole in cielo che si coloravano di arancione, tutta la scena che si scaldava. Magari un tramonto così avete anche provato a fotografarlo, ottenendo un’immagine che non rispecchiava minimamente quello che stavate vedendo. Perché?

 

Il motivo è semplice: il nostro occhio vede molto meglio di una macchina fotografica.

 

Come tutte le cose, anche questo aspetto ha un nome: gamma dinamica. La gamma dinamica è l’indicatore dell’intensità della luce, ossia la differenza tra il minimo e il massimo valore di luminosità che un supporto riesce a registrare. L’occhio umano permette di cogliere dettagli sia nelle zone scure sia nelle zone chiare.

 

La gamma dinamica dell’occhio è stata stimata attorno ai 24 stop. Ogni stop equivale al doppio o alla metà della luce: diminuire di uno stop l’esposizione significa dimezzare la quantità di luce. Ogni sensore fotografico è dotato di una gamma dinamica definita: solitamente si va dai 12 ai 14 stop.

Ecco perché quando scattiamo la nostra immagine del tramonto non otteniamo quello che stiamo vedendo. È come una coperta corta: se espongo correttamente per il cielo, il primo piano risulterà sottoesposto, mentre se espongo correttamente per il primo piano il cielo risulterà sovraesposto.

 

Come è possibile allora scattare un’immagine di un tramonto che rispecchi quello che effettivamente sto guardando?

 

Ci sono un paio di “trucchetti”. In realtà i sensori fotografici odierni sono molto performanti e in fase di post-produzione permettono dei recuperi di alte luci o di ombre notevoli (ammesso che si scatti in raw). Naturalmente non si possono fare miracoli così.

Un’altra soluzione è quella di utilizzare dei filtri fotografici. Esistono in commercio dei filtri a densità neutra graduati (chiamati GND), ossia un filtro con una parte più scusa che sfuma verso la totale trasparenza. Prendendo un filtro GND da 3 stop, ipotizzando una gamma dinamica del sensore di 13 stop, si riuscirà a portare a casa un’immagine con 16 stop di esposizione. Quei 3 stop in più vengono compressi dal filtro divenendo leggibili dal sensore.

Infine, esiste una tecnica semplice molto utilizzata dai fotografi per aumentare la gamma dinamica nella fotografia paesaggistica. Avete mai sentito parla di bracketing? Non si tratta altro che scattare una serie di immagini, esponendo correttamente per il cielo e per il primo piano. Si settano i parametri per una corretta esposizione generale dell’immagine, la quale non riesce a catturare bene i dettagli nelle alte luci e nelle ombre. Successivamente, si diminuisce la quantità di luce di un paio di stop, generalmente 2 stop. La stessa cosa si ripete aumentando la quantità di luce, sempre di 2 stop. Queste tre immagini andranno poi unite in fase di post-produzione ottenendo un’unica immagine ad ampia gamma dinamica (HDR, high dynamic range). È possibile anche ampliare la forbice dei 2 stop, c’è chi preferisce 3 stop e chi 5 stop.

 

 

In questo collegae di immagini vediamo quello che è effettivamente un HDR. Queste fotografie le scattai nella mi ultima uscita al passo Giau, mentre aspettavo che il sole si posizionasse esattamente dietro la Marmolada. La prima immagine l’ho scattata sottoespondendo di -2EV (2 stop) in modo da riuscire a catturare i dettagli nelle alte luci. La seconda immagine invece l’ho scattata sovraesponendola di +2EV (2 stop) in modo tale da riuscire a catturare i dettagli nelle ombre. Unendole con qualsiasi programma (io utilizzo Adobe Photoshop), riuscite ad ottenere una gamma dinamica più estesa rispetto a quella che il sensore della vostra macchina fotografica riesce a catturare.

 

Mattia Radoni per LiveMedia24

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