Incontriamo Kiol, classe ’97, polistrumentalista e produttore Torinese. LiveMedia24 ha il piacere di incontrarlo per parlare del suo vissuto e del suo nuovo singolo, “Ciao”. La sua musica fonde melodie ricercate a generi che spaziano dall’alternative-folk all’hip-hop, fino ad arrivare al new soul. All’età di 23 anni ha collezionato più di 150 date in diversi paesi europei esibendosi come opening act nei più importanti club e palazzetti di Francia, Germania ed Inghilterra. Un risultato ottenuto grazie alla rete di supporto costruita insieme al suo team in questi tre paesi. E, proprio in quei paesi, ha avuto modo di farsi conoscere al pubblico aprendo i live di artisti del calibro di Placebo, Patty Smith, Eros Ramazzotti, Jack Savoretti e molti altri.

Kiol

La copertina di Ciao, ultimo lavoro del torinese Kiol.

 

Grazie per essere con noi, Kiol. Come procede il tuo vissuto in questo periodo?

Devo dire molto bene nonostante questo strano periodo che stiamo vivendo. Ma devo anche dire che non vedo l’ora di tornare a suonare sui plachi. Ho pubblicato l’album nonostante il periodo difficile ma, l’obbiettivo rimane quello di poterlo suonare al più presto dal vivo. Nel frattempo sto studiando molto come migliorare il mio song-writing e la mia produzione, scrivo tutti i giorni e sto già lavorando su un nuovo EP. Ho iniziato varie collaborazioni e produzioni per altri artisti. Una cosa nuova che ho scoperto, grazie a questo lockdown, è la magia del Film Scoring, ovvero scrivere musica per i film. Sto studiando parecchio questa materia e non vedo l’ora di iniziare a musicare il primo cortometraggio, un lavoro che mi è stato proposto proprio in questi giorni. La musica non ha limiti, tutto ha bisogno di soundtrack, ed io ho solo voglia di giocare. Come persona devo dire che ho trovato il modo di vivere molto positivamente anche questo strano periodo; sono scappato al mare con la mia ragazza e mi sono dedicato non stop ai miei studi e alla scrittura. Penso che questo periodo per molti versi tragico, ha avuto, per i più fortunati, alcuni benefici, rallentando la fretta con cui siamo soliti vivere apprezzando le cose vere di questa vita.

Come nasce il singolo “Ciao”?

“Ciao” è una canzone che parla dell’andare avanti, di avere il sangue freddo nel lasciare qualcosa per trovare poi qualcosa di più, rischiando. Questa immagine viene metaforizzata nella canzone tramite il salutarsi di due amanti che, per un motivo o per un altro, sono costretti a lasciare il proprio amore alle spalle. Essendo spesso in tour, muovendomi spesso di città in città e non avendo avuto una “residenza” per molto tempo ho dovuto affrontare situazioni del genere, come molti miei coetanei che per studio o lavoro sono costretti ad abbandonare le relazioni create in un posto per spostarsi in un altro.

Quali sono state le sensazioni legate all’uscita del tuo primo album, “Techno Drug Store”?

Appena l’ho visto fuori su Spotify mi sono gasato come un pivello alla prima serata fuori con gli amici. Ci ho lavorato due mesi, solo per produrlo e ovviamente anni per chiudere tutte le canzoni. Farlo uscire è stata una grande soddisfazione, come lo è stato ricevere feedback positivi dai miei ascoltatori. Ma dicevo, questa bella sensazione è durata purtroppo poco, in quanto non potendolo suonare dal vivo, ora, a distanza di qualche mese dall’uscita, mi sembra già un lavoro passato. E quindi tocca guardare al futuro, pensando a nuove canzoni da suonare dal vivo non appena si potrà. Mi auguro che accada presto. Sono molto felice di questo album, mi da un sacco di emozioni, racconta un periodo della mia vita e questo mi piace.

Kiol

Hai avuto modo di farti conoscere al mondo, in un passato abbastanza recente, aprendo i live di artisti del calibro di Patty Smith, Placebo, Jack Savoretti e molti altri. Cos’hai provato in quei momenti? Hai avuto modo di carpire consigli o comunque suggerimenti da parte di alcuni di questi artisti?

Ogni concerto a cui ho preso parte, si è verificato essere oro per la mia carriera. Ho imparato tanto, dallo stare sul palco, al rapporto con il pubblico, al bilanciare gli ascolti e molto altro. In tutto questo ho conosciuto persone, fonici, tecnici, produttori musicisti, cantanti, promoter e, ognuno di loro, mi ha fatto sentire parte di quel mondo. Uno dei consigli più belli che mi sono stati dati arriva dai Negrita, che mi dissero: “Li vedi tutti loro (il pubblico), scrivi di loro, scrivi per loro”.

Cosa ti auguri per il futuro?

Mi auguro di avere modo di riprendere presto il mio percorso, con la chitarra in spalla e la mia band al seguito. Mi anche di riuscire a vivere ogni momento della mia vita con il sorriso che da sempre mi contraddistingue. L’augurio più grande, resta quella di continuare su questa strada, perché tutto ciò mi rende felice, ogni giorno di più.

Ringraziamo Kiol della disponibilità.

Foto per gentile concessione dell’ufficio stampa dell’artista.

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