Quando un fotografo paesaggista scatta vuole che tutto quello che inquadra sia completamente a fuoco. Impossibile? No! Ci viene in aiuto la distanza iperfocale.

Lo sfocato: certo, è bello da aggiungere alle vostre foto. Isola il soggetto dallo sfondo, è esteticamente piacevole e dona un’atmosfera armoniosa a tutta la foto. Ma per un paesaggista è assolutamente indesiderato. Anzi, si cerca di avere tutta la foto, dal primo piano all’orizzonte, perfettamente a fuoco e nitido.

Prima di addentrarci nella spiegazione della distanza iperfocale, bisogna parlare della profondità di campo. Immaginiamo di suddividere la scena davanti a noi in un numero indefinito di piani, posti ognuno ad una certa distanza da noi. Abbiamo quindi suddiviso in lunghezza la scena. La profondità di campo non è altro che il numero di piani in cui si riesce ad avere il soggetto a fuoco. È molto più facile da spiegare con un esempio: se devo scattare un ritratto, quello che voglio è avere il soggetto perfettamente a fuoco, mentre lo sfondo sfocato. Quindi devo riuscire ad avere meno piani possibili a fuoco. Se invece devo fotografare un paesaggio, cercherò la condizione opposta ossia di avere il maggior numero di piani a fuoco.

 

 

 

Come si fa a regolare quanto avere a fuoco in un’immagine?

Dipende da tre fattori:

  • dalla lunghezza focale della lente;
  • dal diaframma utilizzato per lo scatto.

Maggiore sarà la lunghezza focale della lente, minore sarà la profondità di campo nativa. Per aumentare la profondità di campo si può quindi agire sul diaframma: più chiudo il diaframma, più profondità di campo ottengo.  Infatti per i ritratti si cerca di utilizzare obiettivi con una lunghezza focale alta e con un’apertura focale più piccola possibile (f/1.2, f/2.8). Mentre nella fotografia paesaggistica si tende a chiudere il diaframma, stando attorno a valori tra f/9 e f/13 per ottenere maggior profondità di campo.

Perché non chiudere ancora di più il diaframma? 

Perché si otterrebbe l’esatto opposto! Ossia, la profondità di campo aumenterebbe ancora, però si va incontro ad un altro problema. Quando la luce passa attraverso una sezione piccola avviene un fenomeno di diffrazione della luce che porta ad avere un calo della nitidezza. Per questo difficilmente ci si spingerà oltre.

 

Ma quindi la distanza iperfocale cos’è?

Non è altro che la minima distanza alla quale si riescono ad avere tutti gli oggetti a fuoco. Più precisamente, mettendo a fuoco alla lunghezza iperfocale si riuscirà ad avere tutto a fuoco, da metà di quella distanza fino all’infinito. Esiste una formula matematica per determinare la lunghezza iperfocale con esattezza.

 

Dove:

  • H è la distanza iperfocale;
  • f è la lunghezza focale;
  • N è l’apertura del diaframma;
  • c è il limite del circolo di confusione.

Quindi anch’essa dipende da lunghezza focale e diaframma, ma dipende anche dalla dimensione del sensore. Ci sono diverse applicazioni per calcolare la lunghezza iperfocale ed anche molti siti internet (tra cui DOFMaster): non serve fare i calcoli ogni volta. Una volta trovata la lunghezza iperfocale, basterà mettere a fuoco manualmente a quella lunghezza tramite la ghiera con le distanze ed il gioco è fatto!

 

 

In questa immagine ho sfruttato la distanza iperfocale per riuscire ad avare la massima nitidezza sia nei sassi nel primo piano (erano molto vicini), sia nelle montagne dietro. Senza il fuoco nell’iperfocale, sarebbe stato impossibile avere in un singolo scatto tutti gli oggetti a fuoco.

Un trucchetto: inquadrate, mettete a fuoco sull’iperfocale e aprite il LiveView. Premendo il tasto di anteprima della profondità di campo potete osservare se tutta la scena è correttamente a fuoco, così da non avere sorprese.

Mattia Radoni per LiveMedia24

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