l mondo di Marcel Duchamp in un portale digitale

Tutta la vita, l’arte e il mondo di Marcel Duchamp è racchiuso in un nuovo portale digitale, il DuchampArchives.org.

Fontana, 1917. Fonte: DuchampArchives.org.

Nasce dalla collaborazione tra tre istituzioni: il Philadelphia Museum of Art, che conserva la più vasta collezione al

 

ndo di opere dell’artista, Association Marcel Duchamp e il Centre Pompidou di Parigi.

Per la realizzazione di questo progetto, è stato digitalizzato e organizzato l’archivio Duchamp di ciascuna istituzione in un unico database, con lo scopo di tracciare un quadro completo della vita dell’artista, in Francia e negli Stati Uniti.

Il portale comprende 18.000 documenti digitalizzati e quasi 50.000 immagini relative al padre del “readymade”

Ci sono disegni, mappe, diapositive stereoscopiche, foto di famiglia, cataloghi di mostre. Ma anche cartoline di Natale scritte dalla moglie di Duchamp, e lettere scritte a lui dai colleghi artisti Constantin Brâncuși e André Breton. L’archivio include anche le fototessere di Duchamp.

Tra i materiali anche fotografie che documentano le varie fasi di lavoro per La mariée mise à nu par ses célibataires, même”, ovvero Le Grand Verre, il Grande vetro,  e The Illuminating Gas) (1946–66), l’enigmatica installazione realizzata al Philadelphia Museum of Art e considerata l’ultima grande opera di Duchamp.

Chi era Duchamp.

Nasce nel 1887 in Francia. Intervenne in numerose esperienze artistiche diverse. Fece delle sperimentazioni che lo portarono molto vicino alle tele in movimento dei futuristi, con il Nudo che

scende le scale II. Attraversa anche una esperienza Dadaista, un mondo disordinato e fuori dai cardini.                                                               

Lui è conosciuto principalmente per aver introdotto il concetto del ready made: un oggetto di uso comune, prefabbricato, scelto da un artista che, senza usare su di esso alcun intervento di carattere estetico, ne determina il valore artistico solo affermando che si tratta di opera d’arte. Il termine fu usato per la sua Ruota di bicicletta posta su uno sgabello (1913), prima scultura cinetica in assoluto, e per il suo Scola-bottiglie (1914). Celebre è sicuramente Fontana, un orinatoio maschile posizionato all’inverso, firmato con uno pseudonimo R. Mutt, e presentato come opera d’arte.

Di sicuro, il concetto di ready-made, insieme al problema del gesto dell’artista come “selettore” dell’oggetto d’arte, sono stati il punto di partenza per le varie forme di arte concettuale. Un esempio estremo è Piero Manzoni. Con base magica, 1961, un piedistallo posizionato al centro della sala, permette a chiunque voglia salirci sopra di diventare una scultura, una opera d’arte. Vi è quest’atto di designazione duchampiano per cui si diventava opere d’arte per scelta dell’artista; demolisce il confine tra arte e vita. Vi sono altri esempi simili:  fiato d’artista. 1960 merda d’artista, 1991, vanno considerate nella provocazione che costituiscono, ossia che qualunque oggetto può diventare opera. 

Importante è ricordare anche Il grande vetro. Questo “quadro” è formato da due enormi lastre di vetro  che racchiudono lamine di metallo dipinto, polvere, e fili di piombo. Negli anni 20 lo lasciò “definitivamente incompiuto”. Il Vetro contiene e sviluppa tutta l’attività passata e futura di Duchamp. Ha dato origine a una tale quantità di interpretazioni da farlo ritenere una delle opere più complesse e affascinanti di tutta la storia dell’arte occidentale.

 

Ruota di bicicletta, 1913. Fonte: analisidellopera.

Dalla metà degli anni trenta collabora con i surrealisti e partecipa alle loro mostre. Si stabilisce in modo definitivo a New York nel 1942 e diviene cittadino statunitense nel 1955. Negli anni quaranta è in contatto con i surrealisti emigrati a New York a causa della guerra e con essi espone varie volte. Gli artisti che fuggirono dall’Europa trovarono Duchamp ad accoglierli con un linguaggio artistico familiare. New York e gli Usa erano densi di artisti e le correnti europee trovarono modo di evolversi e creare nuovi linguaggi. Importante è citare il suo rapporto con Peggy Guggenheim, fondatrice dell’omonimo museo a New York. Grazie a Duchamp lei riuscì ad avere accesso a numerose opere e ad avere contatti con molti artisti per riempiere il suo innovativo museo di arte contemporanea.

A cura di Serena Maddalo per LiveMedia24.

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