LiveMedia24 ha avuto modo di incontrare l’attore Ruben Rigillo, reduce dal successo della fiction di Raiuno, “Mina Settembre”. Ripercorriamo insieme la sua carriera, i suoi primi ricordi di scena con suo padre Mariano e la passione per il jazz. Senza dimenticare la criticità del periodo che stiamo vivendo e gli anni trascorsi di fianco ad un grande artista come Gigi Proietti, con cui ebbe modo di girare “Il Maresciallo Rocca” e, recentemente, “Una pallottola nel cuore”.

Ruben Rigillo

Ruben Rigillo (Photo: TAKE OFF – Artist Management)

Ti ringraziamo per essere con noi, Ruben. Per prima cosa, come stai e come vivi il periodo tutt’oggi legato al lockdown?

Ho due bambine a cui badare, quindi fortunatamente le mie giornate risultano comunque molto impegnative. Da questo punto di vista mi ritengo fortunato. Il problema principale resta il non riuscire a vedere la luce, dopo quasi un anno ormai da quel marzo del 2020. Non ti nascondo che il primo periodo di lockdown siamo stati benissimo, chiusi nelle nostre case a viverci le nostre famiglie, la tranquillità ed il silenzio fuori. Abbiamo però perso, più o meno, centocinquanta giornate di lavoro ed è forte il bisogno di ricominciare, di andare avanti.

Figlio d’arte, il tuo percorso artistico ha avuto inizio anni fa, insieme a tuo padre, Mariano Rigillo. Ti andrebbe quindi di raccontarci dei tuoi inizi, di tutto ciò che ha saputo trasmetterti di questo bellissimo mestiere?

A soli tre giorni di vita, ero già nel camerino del Teatro Valle, perché mio padre in quel periodo recitava lì. Tutto ciò che ho appreso, è tutto ciò che ho visto da quando ho cominciato a vedere mio padre recitare. Si potrebbe quindi parlare di un primo insegnamento indiretto. Il vero e proprio insegnamento diretto, si è verificato invece nel momento in cui ho avuto la fortuna di cominciare davvero a lavorare con lui. Mio padre ama insegnare, specie ai giovani e, nel mio caso, ha sempre preteso più di quanto pretendesse da tutti gli altri, proprio perché ero suo figlio. Il primo spettacolo teatrale è arrivato con un mezzo inganno. Il mio reale interesse, in precedenza, era per la regia e per questo motivo mi recavo ad assistere alle prove di “Osteria di campagna”, di Raffaele Viviani, di cui mio padre curava la regia. Un giorno però, mi chiese di provare a leggere un ruolo che non era stato ancora assegnato, forse per tastare il terreno, per capire se in me vi erano già delle buone basi da attore. È partito tutto da lì. Mi ha sempre trasmesso tanto ed è così ancora oggi. Che si lavori insieme o meno, lui è sempre prodigo di consigli, di sani e buoni insegnamenti.

Il teatro, lo spettacolo in genere, ha subito un brusco stop. Come affronti questa situazione?

Il teatro è pur sempre il teatro! Ho perso cinque spettacoli, a causa del fermo dovuto al lockdown. Si, forse avrebbero potuto tenere i teatri aperti, ma comunque sia hanno bloccato anche tante altre attività, quindi perché tenere aperti proprio i teatri? Forse il reale problema non è tanto nello spettatore che va ad assistere ad uno spettacolo teatrale, occupando così la sua seduta per quel dato lasso di tempo. Forse il problema, è insito nel fatto che si possano creare assembramenti fuori ad un bar, ristoranti e quanto altro di simile. Tutto ruota intorno a quella che è la vita sociale ed è una cosa che, tra l’altro, affermo con molto dolore. Probabilmente ne usciremo soltanto quando saremo tutti vaccinati.

Ruben Rigillo

Ruben Rigillo (Photo: TAKE OFF – Artist Management)

Anni fa hai preso parte alla fortunata serie di successo, “Il Maresciallo Rocca”, insieme all’indimenticato Gigi Proietti. Tempo dopo, lo hai ritrovato sul set de “Una pallottola nel cuore”. Due età per te differenti, in momenti molto diversi della tua carriera. Com’è stato lavorare con lui e cosa porti con te da quelle esperienze?

È così, erano passati degli anni, prima di ritrovarci con Gigi sul set di “Una pallottola nel cuore”. C’è da dire però che non ci eravamo mai persi di vista. Alcuni anni prima di quell’ultima esperienza insieme, Proietti venne a vedermi a teatro e si complimentò per i passi che avevo compiuto nel mio percorso artistico. Era un Grande ed una persona molto generosa, specie con i giovani. Non amava prevaricare sugli altri, bensì si preoccupava che coloro che gli erano intorno crescessero, per diventare a loro volta anch’essi dei grandi. Non è un caso che avesse una scuola straordinaria da cui sono usciti dei bravissimi attori.

Nell’arco della tua carriera hai preso parte a tante serie di successo: “Il Maresciallo Rocca”, “Commesse”, “Compagni di scuola”, “La tassista”, “Una pallottola nel cuore” e molte altre. A quale di queste sei più legato?

Sono legato a tutti i film svolti insieme a Giorgio Capitani, perché devo a lui e a sua moglie, Simona Tartaglia, i miei inizi. Prima di allora, di quella loro chance con “Il Maresciallo Rocca”, avevo ricevuto soltanto dei no. Se non avevi fatto televisione non avevi modo di lavorare. Invece, come dicevo poc’anzi, con Capitani ebbi modo di ricoprire dapprima il ruolo di carabiniere e, successivamente, quello di compagno del coprotagonista, in “Commesse”. Due esperienze bellissime che hanno rappresentato, a livello di ruolo appunto, un salto di qualità. Per quanto riguarda il teatro, sono legatissimo ai primi spettacoli realizzati insieme a mio padre, soprattutto a livello affettivo. Nel 2007 c’è stata poi una piccola svolta, ho affrontato uno spettacolo che mi ha reso più consapevole, forse per l’accumulo di tutte le precedenti esperienze. Parliamo di “Uno, nessuno e centomila”, di Luigi Pirandello. Sono legato anche al ricordo di un recente spettacolo “Erano tutti figli miei”, anch’esso realizzato insieme a mio padre, per la regia di Giuseppe Di Pasquale. Il ruolo assegnatomi era molto bello e davvero adatto a me. Non ultima, la fiction di raiuno, “Mina Settembre”. Mi ha permesso di riscoprire Napoli, la mia città di origine, che purtroppo vivo poco. È stata un vero successo!

Parliamo appunto di “Mina Settembre”. A cosa pensi sia dovuto il suo successo? 

Ho interpretato un personaggio favolistico, ma con un risvolto molto realistico con cui dovere poi fare i conti. La cosa divertente è che mi hanno dovuto ringiovanire per potermi riportare ai trentacinque anni d’età, per poi dovermi rendere nuovamente “vecchio”. Ore ed ore di trucco che, inevitabilmente, ci portavano ad addormentarci per poi ritrovarci svegli e completamente cambiati. Un successo così grande non si verificava da qualche tempo e questo ci ha reso molto felici. Di certo, lo si deve anche alla bravura di Serena Rossi, un’attrice che ha tutte le carte in regola per essere amata dal pubblico.

Ruben Rigillo

Ruben Rigillo (Photo: TAKE OFF – Artist Management)

Sappiamo che sei un bravo musicista jazz. Ti andrebbe di raccontarci di questa tua passione?

Ho un quintetto jazz, i “Tessalonica Jazz Quintet”, con cui mi ritrovavo durante la settimana per provare e poi suonare in alcuni locali. Il lockdown ci ha inizialmente impedito di poter provare ma, da qualche tempo, abbiamo ripreso i nostri incontri, rispettando tutte le regole del caso. La musica è una componente importante della mia vita, qualcosa a cui non posso rinunciare. Purtroppo da ragazzo non ho studiato come avrei dovuto e di questo me ne pento. Il mio più grande rimpianto rimane proprio il non essere diventato un apprezzato musicista.

Chi è oggi Ruben? Consapevolezze, lavoro e quanto altro.

Sono sicuramente un papà. Tengo molto alle mie figlie, alla mia famiglia. Come attore, spero di continuare il mio cammino, esattamente come prima del lockdown. Il lavoro non mi è mai mancato. Ho avuto il piacere e la fortuna di prendere parte a tante belle fiction e spettacoli teatrali. È pur vero che, andando avanti con l’età, si aprono porte differenti e sempre nuove, andando a modificare quello che è il rapporto con la professione. Sarà di certo divertente scoprire come mi vedranno in futuro i registi. Un desiderio sarebbe quello di poter girare, un domani, un film con Martin Scorsese.

Se ti chiedessi di lanciare un messaggio positivo, vista la pandemia ancora oggi in atto?

Si è spesso detto che questa pandemia avrebbe dovuto cambiare molti di noi e che avremmo fatto dei passi in avanti. Credo invece che i passi in avanti li abbia fatti solo chi ha davvero avuto il piacere di riflettere sulla propria persona, sui propri errori. Chi non ha preso tutto ciò in considerazione, sarà di certo rimasto com’era, al punto di partenza. Comunque vada, la risposta è da trovare nel nostro equilibrio, andando a scovare a fondo nelle nostre passioni, voglie e abitudini per poi tirar fuori il bello in tutto ciò che ci circonda, non solo in noi stessi.

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