LiveMedia24 ha il piacere di intervistare Antonio Milo, interprete del brigadiere Maione nella fiction di Raiuno, “Il Commissario Ricciardi”. Nato a Castellammare di Stabia, Antonio Milo ha una carriera molto lunga alle spalle, sempre in divenire. “La Squadra”, “Distretto di polizia”, “Gomorra”, “Cefalonia”, “Gente di mare”, questi sono solo alcuni dei tanti lavori a cui ha preso parte. “Il Commissario Ricciardi”, che si è appena concluso, gli ha portato un nuovo ruolo, molto gratificante e ricco di sfumature.

Antonio Milo

Antonio Milo (Photo: Anna Camerlingo)

Grazie per essere con noi, Antonio. “Il Commissario Ricciardi”, la fortunata fiction di Raiuno a cui hai preso parte, ha ottenuto ottimi ascolti. A cosa pensi sia dovuto tutto questo successo? 

Sicuramente il successo è dovuto alla penna di De Giovanni, che ha scritto dei personaggi fortemente empatici ed alle sue storie altrettanto avvolgenti e coinvolgenti. Dapprima da lettore e, successivamente, da spettatore si viene trasportati all’interno della storia, andando ad “incontrare”, di volta in volta, tutti i personaggi presenti nel libro. Traspare inoltre tanta umanità, malgrado ci sia un ritmo differente, rispetto a tutte le altre fiction. Il tutto si svolge in un lasso di tempo dilatato e cinematografico e, a mio parere, tutto ciò ha consentito una miglioria per quanto riguarda la qualità del prodotto. Non è un caso che lo stesso regista parli di sei film e non di sei semplici episodi.

Il tuo personaggio si presenta fedele e nel rapporto con la divisa e nei confronti del suo commissario. Trapela, però, una certa irrequietezza, senz’altro dovuta alla precoce perdita del figlio. Personalmente, come ti sei preparato ad affrontare questo ruolo?

Ho letto tutti i romanzi de “Il Commissario Ricciardi” e quindi ho sviluppato, da subito, tantissime informazioni, sia sulla storia stessa che sul mio personaggio. La perdita del figlio porta Maione a mettere in discussione tutta la sua vita e la sua stessa famiglia, portando anche me stesso ad andare a scavare nel mio singolare percorso di vita. Importante è anche il rapporto “paterno” che sviluppa verso lo stesso Ricciardi. D’altronde, è grazie al Commissario che riesce a ricevere un ultimo saluto da parte del figlio, con l’ausilio della particolare dote che ha nel parlare con i morti. Per quanto riguarda invece l’aspetto fisico, molto lo si deve alla divisa e, molto altro, alla descrizione presente appunto nei romanzi. Stesso discorso per la sua andatura pesante e l’accentuata pancia. Di grande rilievo è stato anche il rapporto con Bambinella, ricco di momenti divertenti e di grandi spunti di riflessione dalle note talvolta drammatiche.

Napoli, negli ultimi tempi, funge da scenario a molte fiction italiane. Quella mostrata ne “Il Commissario Ricciardi” è spettrale e a tratti molto cupa, ma pur sempre ricca di fascino. Da napoletano, cosa provi a sapere di lavorare ancora una volta nella tua città e quanto ne sei orgoglioso?

Di certo ne sono molto orgoglioso. Lo sono soprattutto perché anni fa, agli inizi della mia carriera, dovetti emigrare a Roma. Fortunatamente, oggi è tutto cambiato. I ragazzi che vogliono intraprendere questo lavoro possono benissimo cominciare da Napoli, dove vi sono oggi tante produzioni. Ormai è un set a cielo aperto! Durante il periodo che ha preceduto il lockdown si contavano addirittura una ventina di set all’attivo e tutti in contemporanea. Napoli è una città contraddittoria, lo dimostra anche la sua stessa struttura, ma è proprio questo conflitto a renderla appetibile a livello televisivo, concedendole così di diventare fulcro di tante nuove storie.

Ti andrebbe di raccontarci dell’atmosfera che si respirava sul set?

Siamo stati tutti in uno stato di grazia, sia dal punto di vista artistico che tecnico. Siamo stati in grado di fondere le nostre energie, facendole diventare una cosa sola, sprigionando così la creatività di ogni singola persona presente sul set. Credo che tutto ciò si sia notato.

Antonio Milo impegnato sul set de “Il commissario Ricciardi” (Photo: Anna Camerlingo)

Una trasposizione molto veritiera, dal nostro punto di vista.

Sono felice di sapere questo! Quando si effettua una trasposizione si rischia di poter andare oltre e di andare a tradire quello che è presente nel libro. Il riscontro, invece, è stato molto realistico e sono stati in tanti a dirmelo.

Lo scorso Natale abbiamo assistito ad una inaspettata trasposizione, ad opera di Edoardo De Angelis, di “Natale in casa Cupiello”. Hai avuto il piacere di vestire i panni di Nicola Percuoco, marito di Ninuccia. Sui tuoi social hai definito quel ruolo come “un regalo meraviglioso”. Ti andrebbe di parlarcene?

Si è dimostrata essere anche quella una bella avventura, in quanto andavamo tutti a toccare un classico, un cult, qualcosa che per noi napoletani è parte delle nostre radici. È qualcosa di più di un normale testo teatrale ed è stata, a mio avviso, una rivisitazione riuscitissima. Un vero dono, sia per noi che abbiamo avuto modo di realizzarlo, che per gli amanti del teatro stesso. Eduardo De Filippo per noi è tanto e al solo pensiero di portare in scena un suo lavoro, tendiamo a storcere il naso, quasi come a non volerlo toccare. Questa sua opera però, è costituita da più chiavi di lettura ed è giusto che ci si prenda l’onere di interpretarla, esplorando così il proprio punto di vista. Per quanto riguarda il mio Nicolino Percuoco, ho voluto presentarlo con una diversa chiave di lettura. Ho cercato di evitare di farlo risultare debole o macchietta. Ho lavorato sulla sua inadeguatezza nei confronti di una moglie che, a differenza sua, vive una diversa età e generazione. Durante la lavorazione, si percepivano buone sensazioni ed ero quasi incredulo di poter essere davvero su quel set, in quel preciso istante. Devo tutto questo al mio lavoro, alla capacità che ha di farmi compiere tali salti temporali, proprio come se fossimo in una reale macchina del tempo.

In passato sei stato parte integrante di alcune fiction di successo: “Gente di mare”, “La Squadra”, “Distretto di Polizia”, “Gomorra” e molte altre. A quale di questi ruoli sei tutt’oggi legato?

Sono legato a tutti i ruoli che ho interpretato. In qualche modo, ognuno di essi, ha contribuito a ciò che sono oggi, a livello attoriale. Ho avuto modo di indagare su me stesso, scavando nella mia vita, tra i miei difetti, portandomi a maturare sempre più. Questo lavoro ti consente di essere perennemente in terapia ed anche per questo è grandioso. Se proprio devo scegliere un ruolo, tra tutti quelli interpretati in precedenza, posso parlarti del ruolo interpretato in “Cefalonia”. Prima di allora, avevo impersonato piccoli ruoli, ma da lì in poi è stato tutto in divenire.

Quale ruolo avresti invece piacere di impersonare in futuro? 

Sono attratto da tutti quegli eroi che incontriamo nel quotidiano: Borsellino, Falcone e Dalla Chiesa, ad esempio. Interpretarli trovo che dia al nostro lavoro anche una funzione sociale molto importante. Occorre dimostrare che il bene vince sempre sul male.

Antonio Milo

Antonio Milo (Photo: Anna Camerlingo)

Come hai affrontato il periodo legato al lockdown? 

Sono una persona molto positiva e cerco di ritrovare tutto ciò in ogni ambito. Si, stiamo vivendo un periodo davvero difficile, ma sono consapevole che ci si possa rimboccare le maniche, andando a riorganizzare il proprio vissuto. Durante quel periodo, lo scorso anno, mi sono messo a scrivere, ho realizzato cose e spero che questi progetti possano realizzarsi, in futuro. La vita è bella, al di là delle difficoltà che si incontrano durante il nostro percorso. Questo periodo di certo finirà e, ben presto, si avrà un nuovo inizio. Torneremo ad abbracciarci, a raccontarci.

Cosa prevede il tuo futuro, a livello lavorativo? 

Ho appena terminato le riprese di un film, per la regia di Sergio Rubini. Si tratta della storia dei fratelli De Filippo, della loro nascita artistica. Interpreto il loro impresario, il cavaliere Auricino, impresario anche dell’indimenticato Totò. Anche su quel set si è verificata una magia ed ho avuto modo di compiere un altro viaggio a ritroso. Ho rivissuto le loro vicende e, anche se si è trattata di pura finzione, era come se fossi lì con loro.

Ringraziamo Antonio Milo della disponibilità e del tempo che ha voluto dedicarci.

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