Incontriamo Adriano Falivene, l’interprete di Bambinella ne “Il Commissario Ricciardi”. Adriano, classe 1988, ha all’attivo molte esperienze teatrali e televisive ma con Bambinella, recentemente, ha conquistato una gran fetta di pubblico. Intervistarlo è stato un piacere, vista la disponibilità, la naturalezza, la professionalità che lo contraddistinguono.

Adriano Falivene (Photo Luisa Mancinelli Management)

Ti ringraziamo per essere con noi, Adriano. Come stai?

Sono spaesato per la situazione legata alla pandemia ed anche per il successo ottenuto con “Il Commissario Ricciardi”. La situazione che viviamo ci condiziona e ci costringe a vivere giornate uguali che non fanno altro che ripetersi. Personalmente, cerco di tenermi impegnato, per ovviare a questo problema. La tristezza che aleggia su ogni singolo individuo mi impedisce di stare bene. Per me è fondamentale poter vivere a stretto contatto con le persone.

Hai preso parte alla fiction Rai, “Il Commissario Ricciardi”, nel ruolo di Bambinella. Cosa ha rappresentato per te questa esperienza?

Mi viene in mente la canzone di Claudio Baglioni, “un gancio in mezzo al cielo”. Ho sempre cercato, nella professione che ho scelto, una ragione di vita, senza dover ricercare necessariamente fortuna e gloria. Il semplice poter percorrere quella strada ha sempre rappresentato, per me, gioia pura. Oggi, invece, posso dire di essere felice perché sono arrivato a persone di cultura, prendendo parte ad una fiction che ha ottenuto grande risonanza. Al contempo, tutto ciò, mi crea dispiacere perché questo clamore non può essere sfruttato a dovere, visti i limiti attualmente imposti. Essere coinvolti in un progetto così importante, con nomi del calibro di D’Alatri e Antonio Milo mi ha permesso di non sprofondare in un momento buio, di stasi, come questo che tutt’oggi viviamo.

Un legame molto forte quello che si è creato tra te ed il “brigadiere Maione”, interpretato da Antonio Milo. Ti andrebbe di parlarcene?

Bambinella si affida completamente, all’interno della serie, al Brigadiere Maione e, la stessa cosa, si è verificata fuori dal set. Lo definirei un rapporto da fratello maggiore, costituito da un forte senso di protezione. Nutro un forte senso di gratitudine verso Antonio Milo. Ancora oggi ci sentiamo e ci divertiamo a giocare con i nostri personaggi, seppure il set sia ormai terminato.

Adriano Falivene (Photo Luisa Mancinelli Management)

Un’alchimia forte e ben visibile anche a noi spettatori..

Si, come se fossimo amici in una vita precedente. Una sorta di parallelismo.

Idealmente il set era a Napoli ma, in realtà, molte scene son state girate a Taranto..

Le riprese sono state realizzate a Taranto, dove è stata ricostruita una piccola Napoli: la Napoli dei Quartieri Spagnoli. Un’atmosfera, quella che si viveva attraversando il ponte e raggiungendo poi la città vecchia pugliese, davvero suggestiva, tanto da farci sembrare di essere davvero tornati in quell’epoca. Sul set si respirava un’aria diversa, come se nulla fosse accaduto, come se davvero fossimo tornati indietro nel tempo. De Giovanni ha reso benissimo il male presente nei libri che parlano di Ricciardi. Quello stesso male che caratterizza la gente comune, quella gente legata da pregiudizi e a così stretto contatto con quello stesso male anche nel quotidiano.

Il Commissario Ricciardi è stato quindi girato ai tempi del Covid-19? 

La lavorazione de “Il Commissario Ricciardi” è durata quasi due anni. All’inizio delle riprese il Covid non era ancora conosciuto. Il set si è aperto con il mio personaggio e con il Brigadiere Maione, guidati da Alessandro D’Alatri in maniera egregia. Strada facendo si sono incontrate delle problematiche, come se fossimo in trincea, tutti pronti a combattere la stessa battaglia.

Adriano Falivene

Adriano Falivene (Photo Luisa Mancinelli Management)

Hai all’attivo molti spettacoli teatrali. Qual’è la tua opinione circa i teatri chiusi?

Sono molto dispiaciuto. Ci sono cose che oggettivamente lasciano pensare, come il fatto che determinati esercizi vengano lasciati aperti e invece il teatro, pur essendosi reinventato, non abbia avuto modo di andare avanti. Si sarebbe potuta trovare una soluzione, in totale sicurezza, facendo sì che le persone potessero usufruire della cultura, dello spettacolo dal vivo. Non vi è alcuna valvola di sfogo a riguardo.

Quanta importanza ha la musica nel tuo vissuto?

Riesce ad aiutarmi in ogni momento della mia vita, amplificando cose belle e brutte. In questo momento sto però evitando di ascoltare alcune canzoni che, visto il periodo, potrebbero rattristarmi. La differenza sta nel fatto che una canzone, rispetto ad un libro che ancora non conosciamo, può riportarci a qualcosa di già conosciuto, qualcosa che ha impresso al suo interno un significato intenso, dando la forza alle persone di seguire ciò che emana la musica.

Cosa ti auguri per il futuro?

Mi auguro che questa storia possa finire e che ci sia una presa di coscienza delle persone circa la loro potenza di massa. Una potenza, quella di cui parlo, che si scatena affinché si possa arrivare ad un obiettivo comune.

Adriano Falivene

Adriano Falivene (Photo Luisa Mancinelli Management)

Progetti futuri?

Sono ancora coinvolto nell’avventura de “Il Commissario Ricciardi”. Bambinella è un’anima che ancora non ho sviluppato del tutto, un copione ancora aperto. Successivamente, mi auguro si possa realizzare una volontà di cui mi ha accennato De Giovanni: portare in scena un lavoro teatrale basato sulle vicende di Bambinella e del Brigadiere Maione.

Ringraziamo Adriano Falivene della disponibilità.

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