Moby trasforma il main stage dell’Open Jazz di Modena in un immenso dancefloor

Moby, il ritorno dal vivo: un viaggio tra classici senza tempo e nuove sonorità.

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Moby, il ritorno dal vivo: un viaggio tra classici senza tempo e nuove sonorità.

Dopo anni di apparizioni sporadiche e una lunga attesa da parte dei fan, Moby è tornato sui palchi europei con un nuovo spettacolo che celebra oltre trent’anni di carriera, intrecciando i grandi classici che hanno segnato la storia della musica elettronica con le atmosfere del più recente repertorio. Il tour estivo 2026 rappresenta uno degli eventi più attesi della stagione musicale, riportando Richard Melville Hall al centro della scena internazionale con un live capace di fondere energia, introspezione e un forte impatto visivo.

Lo spettacolo si sviluppa come un vero e proprio viaggio audiovisivo. Sul palco, Moby è affiancato dalla sua band, mentre alle sue spalle scorrono videoproiezioni ad alta definizione, giochi di luce e immagini evocative che accompagnano ogni brano. L’impianto scenico privilegia un’estetica essenziale ma immersiva: grandi schermi LED, luci sincronizzate con la musica e visual che alternano paesaggi urbani, elementi naturali e richiami all’impegno ambientalista dell’artista. Il risultato è un concerto dinamico, nel quale l’intensità dei momenti dance lascia spazio a parentesi più intime e contemplative.

La scaletta propone alcuni dei brani più amati della carriera di Moby. L’apertura è affidata all’esplosiva Bodyrock, seguita da Go, Next Is the E, In This World, In My Heart e We Are All Made of Stars. Non mancano le emozioni di Porcelain, Why Does My Heart Feel So Bad?, Natural Blues, Honey, Flower (Find My Baby), Extreme Ways, Lift Me Up, Feeling So Real, Raining Again e Disco Lies, con alcune variazioni da una data all’altra. In diverse tappe del tour trova spazio anche una suggestiva interpretazione di Heroes di David Bowie, accolta con entusiasmo dal pubblico.

Dopo aver attraversato Grecia, Lussemburgo, Belgio, Spagna, Austria e Paesi Bassi, il tour entra ora nella sua fase conclusiva. La data di ieri di Modena, inserita nella prima edizione dell’Open Jazz, ha rappresentato l’unica data italiana del tour italiano di Moby che prosegue ora con le ultime tappe Europee.

Le date restanti del tour di Moby:

  • 15 luglio – Montreux (Svizzera) – Montreux Jazz Festival
  • 17 luglio – Ostrava (Repubblica Ceca) – Colours of Ostrava
  • 19 luglio – Plovdiv (Bulgaria) – Phillgood Festival
  • 21 luglio – Belgrado (Serbia) – Kalemegdan Fortress
  • 26 luglio – Brighton (Regno Unito) – On The Beach Brighton Festival

Ogni concerto conferma la straordinaria capacità di Moby di unire mondi apparentemente lontani: l’energia della musica elettronica, la profondità del gospel, le suggestioni ambient e la forza del rock convivono in uno spettacolo che evita l’effetto nostalgia per trasformarsi in un racconto musicale ancora attuale. Per il pubblico europeo, questo tour rappresenta l’occasione di ritrovare uno degli artisti che più hanno contribuito a portare l’elettronica nel mainstream, senza rinunciare alla ricerca artistica e a un messaggio di sensibilità sociale e ambientale che continua a caratterizzare ogni sua esibizione.

Breve biografia.

Richard Melville Hall, conosciuto in tutto il mondo con il nome d’arte Moby, è una delle figure più influenti della musica elettronica contemporanea. Nato il 11 settembre 1965 a New York e cresciuto nel Connecticut, ha costruito una carriera capace di attraversare generi, epoche e linguaggi musicali, diventando un punto di riferimento non solo per la scena dance, ma anche per il rock alternativo, l’ambient e la musica sperimentale.

Il soprannome “Moby” deriva da una curiosa tradizione familiare: Hall sostiene infatti di essere un lontano discendente dello scrittore Herman Melville, autore del celebre romanzo Moby-Dick. Fin da giovane sviluppa una forte passione per la musica, imparando a suonare diversi strumenti prima di avvicinarsi ai sintetizzatori e alle sonorità elettroniche che caratterizzeranno il suo stile.

Dopo gli esordi nella scena underground newyorkese degli anni Ottanta, Moby ottiene i primi successi internazionali con brani techno e rave come Go, pubblicato nel 1991. Tuttavia, è alla fine del decennio che raggiunge la consacrazione mondiale grazie all’album Play (1999), un lavoro destinato a cambiare il rapporto tra musica elettronica e cultura pop. Il disco, che fonde elettronica, blues, gospel e campionamenti di registrazioni tradizionali americane, vende oltre dieci milioni di copie e diventa il primo album i cui brani vengono utilizzati integralmente in film, serie televisive e campagne pubblicitarie.

Negli anni successivi Moby continua a sperimentare, alternando produzioni elettroniche, album rock, composizioni ambient e colonne sonore. Opere come 18, Hotel, Wait for Me e Everything Was Beautiful, and Nothing Hurt confermano la sua capacità di reinventarsi senza perdere una precisa identità artistica.

Parallelamente alla carriera musicale, Moby si distingue per il suo forte impegno civile. Convinto sostenitore dei diritti degli animali, è vegano da decenni e utilizza la propria notorietà per promuovere campagne a favore del benessere animale, della sostenibilità ambientale e della giustizia sociale. Ha inoltre pubblicato libri autobiografici nei quali racconta con grande sincerità il successo, le difficoltà personali e il rapporto con la fama.

Artista riservato ma estremamente prolifico, Moby ha sempre privilegiato la ricerca musicale rispetto alle logiche commerciali, mantenendo un forte legame con la sperimentazione. La sua influenza è evidente in numerosi artisti delle nuove generazioni, che riconoscono nel suo lavoro una sintesi originale tra innovazione tecnologica, sensibilità melodica e profondità emotiva.

A oltre tre decenni dall’inizio della sua carriera, Moby continua a rappresentare una voce autorevole della musica internazionale: un autore capace di trasformare l’elettronica in uno strumento espressivo universale, lasciando un’impronta duratura nella storia della musica contemporanea.

Articolo e foto a cura di Roberto Tommasini per LiveMedia24.com

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