Patrizia Pozzi, la dolce caposala di “Un Posto al Sole”

LiveMedia24 ha il piacere di incontrare Patrizia Pozzi, nota ai molti per il ruolo della dolce caposala nella Soap Opera di Rai3, “Un Posto al Sole”. Patrizia è una talentuosa attrice di teatro, una mamma, una donna ricca di valori. Una persona sempre disponibile, cordiale e con un grande bagaglio di esperienze da raccontare. Vogliamo svelarvi qualcosa in più sul suo vissuto, sul suo percorso personale e artistico.

Patrizia Pozzi

Patrizia Pozzi (Photo di Gianni Biccari)

Ti ringraziamo per essere con noi, Patrizia. Come stai? 

Questo fermo, legato allo spettacolo, di certo non è piacevole da vivere. Sento la mancanza del teatro e di mia figlia che vive a Roma. La tecnologia certo ci aiuta ma, viverla da vicino, sarebbe preferibile. Questo stare chiusi in casa, a ripetere le giornate, è snervante, stancante.

Raccontaci dei tuoi inizi. 

Ho sempre amato la recitazione, sin da bambina. Ricordo che, molti anni fa ormai, mia madre mi portò da una poetessa, Zietta Liù. Ebbi un parere positivo anche da parte sua. A quattordici anni entrai in un gruppo parrocchiale e presi parte alla mia prima commedia. Piano piano ho creato una piccola strada ed ho anche preso parte a dei veri e propri concorsi. Nel 1980 ebbi il piacere di prendere parte ad uno spettacolo teatrale guidato da Nicola Capogrosso, “L’uomo, la bestia e la virtù”, di Luigi Pirandello. Ne fui onorata. La scoperta del teatro drammatico, in quegli anni, mi creava emozione. Per me, ancora oggi, il palcoscenico è tutto, è vita! Chi non fa teatro non può capire quanto impegno, dedizione e amore occorre, ogni giorno, in questo settore. Di giorno lavoravo e la sera avevo le prove. Con la mia attuale compagnia ho girato tantissimo. Abbiamo portato in scena opere importanti, tra queste uno spettacolo che omaggia il grande Nino Taranto. Al momento, purtroppo, siamo fermi ma contiamo di riprendere presto la nostra corsa.

Da quanti anni sei presente nel cast di Un Posto al Sole nel ruolo dell’infermiera Iolanda Baroni?

Presi parte al mio primo provino nel 2000. Fui richiamata, con mio piacere e stupore, poco tempo dopo. La mia prima scena importante, ai tempi, fu con Luisa Amatucci e Alberto Rossi. Una parte modesta che, in quel frangente, rappresentò l’inizio, per la mia caposala, Iolanda Baroni.

Quanto c’è di te nella tua Iolanda? 

Abbiamo in comune l’umanità che ho sempre provato anch’io nei riguardi del prossimo, la solidarietà e l’essere madre. Ho sofferto insieme a Iolanda quando, nella soap, ha perso suo figlio e quando, ancor prima, ha dovuto affrontare insieme a lui i suoi problemi legati alla droga. Inizialmente era un personaggio intransigente, duro ma, con il passare del tempo, è riuscita a cambiare, ad essere più umana e dolce. C’è tanto di me in lei. Provo sempre piacere quando la gente mi ferma per strada. Mi rende felice sapere che la mia caposala ha saputo portare un sorriso nelle loro vite.

Parlaci dell’atmosfera che si respira sul set di Un Posto al Sole.

Ho un ottimo rapporto con tutti, in particolar modo con Marina Giulia Cavalli, Riccardo Polizzy Carbonelli, Patrizio Rispo, Peppe Zarbo, Nina Soldano. Per non parlare della troupe, una squadra fantastica. È una vera e propria famiglia.

Patrizia Pozzi

Patrizia Pozzi in “Un Posto al Sole”

Teatri chiusi. Cosa ne pensi a riguardo? 

Ha rappresentato una tragedia, nella maniera più totale, specie per gli attori minori. Per attori minori, intendo tutti coloro che non hanno la fortuna di lavorare nel cinema o in televisione. Uno stop di un anno, in questo caso, rappresenta una difficoltà enorme. Per non parlare di chi lavora affinché uno spettacolo possa essere realizzato: costumisti, fonici e quanto altro. Penalizzati al massimo. Conosco persone che, seppure abbiano avuto i “famosi” ristori, non hanno comunque avuto modo di andare avanti. il teatro è passione, emozione, lavoro, non è soltanto intrattenimento. Spero che ne usciremo al più presto, grazie al supporto dei vaccini. Il teatro non arricchisce le tasche, bensì arricchisce l’anima.

Cos’hai provato quando hai realizzato di essere in piena pandemia?

Ero da poco stata in trasferta a Salerno con la mia compagnia teatrale. Questa situazione ci ha colto di sopresa. Sentire al tg di quei morti ci ha lasciato senza fiato, nella paura più totale. Dal mio canto, mi ritengo fortunata perchè almeno ho mio marito accanto a me. Il mio pensiero è andato a tutte quelle persone che non avevano nessuno al loro fianco. Nell’ambito della compagnia ci siamo supportati tramite videochiamate, messaggi e quanto altro. Alcuni di loro, in quel frangente, erano soli. In questo modo, abbiamo allietato le loro giornate. Nel mio piccolo, vivendo di pensione, ho anche cercato di portare supporto, come possibile, lì dove non vi era alcun aiuto economico.

Hai una figlia, Roberta, che ha inseguito la tua stessa passione. Le hai dato dei consigli?

Roberta era in scena con me prima ancora di nascere. Una volta venuta al mondo, ha vissuto insieme a me l’esperienza del palcoscenico, seguendomi in trasferta. Conosceva a memoria le battute di ogni singolo spettacolo. Talvolta anticipava qualcosa e, puntualmente, dovevo rimproverarla (ride). Alcuni anni fa, ha riscosso successo, prendendo parte allo spin-off legato alla Soap Opera, Un Posto al Sole. Era tra le prime in classifica, tra i preferiti. Ama molto il teatro ed è spigliata, allegra, davvero preparata. Le ho sempre consigliato di essere se stessa e di infondere al pubblico le emozioni che porta in scena. Mi auguro possa avere tanta fortuna in questo mestiere.

Cosa prevede il tuo futuro?

Ho preso parte, prima che si verificasse il lockdown, al film di Paolo Cipolletta, “Fino ad essere felice”, con Miriam Candurro e Francesco Di Leva. Spero possiate avere modo di vederlo al più presto.

Alessia Giallonardo per LiveMedia24

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