NEL CUORE DI TRENTO FILM FESTIVAL

Il Trento Film Festival arriva a metà percorso e non tradisce le attese.

Il Trento Film Festival 2023 è giunto a metà percorso, facciamo assieme il punto di quanto visto fino ad ora.

Mantiene le promesse Il Trento Film Festival a partire dal pass che insolitamente non è di plastica ma è una ecocard  dispensatrice di semi di fiori, a testimonianza dell’impegno green di tutto l’evento.

Dopo un afflusso di pubblico notevole, che ha animato il centro di Trento nel fine settimana, in tutte le postazioni dislocate nei luoghi cardine della città, la partecipazione, in questi giorni lavorativi è pressoché locale. Il livello degli eventi e delle proiezioni mantiene, ogni giorno, la qualità che il Festival ha sempre avuto negli anni. E’ una importante vetrina per cineasti di fama consolidata o esordienti, meritevole di un pubblico molto più ampio.

Protagonisti paesaggi spettacolari, uomini animati da una grande passione, scalatori, arrampicatori, guide alpine, eroi delle vette , uomini rudi o poeti della solitudine e della sfida.

 

Film italiani

 

Il Festival è una immersione nel mondo del cinema e dell’immagine. Spaziare tra le sezioni permette di conoscere  imprese epiche dei grandi alpinisti  del passato con le loro tecniche ormai desuete e quelli di oggi che beneficiano della tradizione alpinistica consolidata, delle vie aperte da predecessori  e di attrezzature sempre più prestanti e performanti. Un esempio:  Peter Moser che scala in un giorno tutte le Pale di San Martino di Castrozza.

Tra le produzioni Italiane,  “L’ultima via di Riccardo Bee”  con grande delicatezza narra le imprese dello scalatore agordino e l’aspetto privato del suo rapporto con la famiglia. Non solo la magia della parete nord dell’Agnèr ma anche il lutto del non ritorno per gli affetti più intimi e per la comunità degli amici. Tema affrontato in modo trasversale in molti momenti del festival.

Luoghi lontani

Non solo film di imprese epocali in  montagne spettacolari  come Everest o K2 . Ma anche luoghi di vita

dove  l’altitudine non rappresenta una impresa ma  la normalità dell’esistenza, senza  sponsor e riflettori.

Il documentario  “Vida Ferrea”  ci porta attraverso il Perù a bordo di un treno merci.

Per il regista Manuel Bauer, filmare significa riprendere i paesaggi unici dei 4800 metri di quota. Cogliere l’umanità delle città minerarie, l’amore per la propria terra, il desiderio di poter restare nel luogo in cui si è nati, anche se è inospitale. La discesa del treno verso un porto sulle sponde del Pacifico è un viaggio nel Perù a contatto con paesaggi unici e con modi di vita ancestrali. Lungo la strada luoghi e vite si intrecciano: destini di miseria e speranza in un futuro migliore. La  consapevolezza che il Perù è privo di industria ed è in balia degli stati che acquistano le materie prime ma poi rivendono i loro prodotti ad un presso 100 volte superiore.

 

Ci sono posti nel mondo in cui ci si sente a casa ma non si può restare “The Visitors” documentario 2022,  , dove la vita è lenta e si respirano gli spazi infiniti.  L’azione filmica diventa coinvolgimento emotivo e impegno attivo.

 

 

Il rapporto con la montagna parla di noi.

Per Mauro Corona, presente lunedì 1 maggio,  stare in montagna vuol dire percepire se stessi e le cose importanti dell’esistenza. Saper ridurre il superfluo,  mantenere sempre il contatto e il rispetto con la natura che non va mai chiusa o vietata ma conosciuta con precauzione e percezione del rischio, insisto nella  sua  imponente bellezza.

Mauro Corona – Foto di  Borella Emma

Nelle dichiarazioni degli alpinisti presenti come ad esempio Thoms Huber, la percezione del tempo è qui ed ora. In cordata o in parete esiste il presente. Fatica e  tensione di tutto il corpo impegnato a  salire sono le sensazioni dominanti. Passato e futuro non esistono.

Che cosa significa arrampicare ? Porsi un obiettivo ambizioso, raggiungere una meta difficile dà grande felicità. Più è ambito il traguardo più si percepisce adrenalina ed emozione.  Ecco perché si torna sulle pareti e si accetta il rischio.

Ma il vero alpinista è colui che torna a casa vivo e non sfida inutilmente la potenza di forze che l’uomo non può mai dominare  e che hanno un grande margine di imprevedibilità.

Thomas Huber

A cura di Borella Emma per Livemedia24

https://trentofestival.it/

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