Coinvolge stupisce ed appassiona il nuovo film di Marco Bellocchio: Rapito

Un film di una grande forza espressiva da non perdere al cinema!

Guarda il trailer italiano del Film di Marco Bellocchio.
Sinossi

Ispirato ad una storia vera,  dal romanzo  “Il caso Mortara” di Daniele Scalise, Edizione Mondadori, Bologna, 1858, racconta la vicenda del piccolo Edgardo Mortara, sottratto alla sua famiglia all’età di sette anni, per ordine del Tribunale dell’Inquisizione di Bologna.

Battezzato a pochi mesi di vita da una fantesca cattolica che lo pensava in pericolo di morte, per le leggi dell’autorità  ecclesiastica che governava la città, allora Stato della Chiesa,  divenne un cattolico.

Sottratto ai genitori ebrei,  Il bambino venne condotto a Roma ed educato nella Casa dei catecumeni, una istituzione concepita per ospitare coloro che si convertivano al cristianesimo. Divenne il pupillo del Papa Pio IX che fece di lui il simbolo della supremazia della Chiesa su ogni altro potere.

Recensione

Ci si aspettava un riconoscimento dalla Giuria del 76° Festival di Cannes per questa nuova bellissima, imponente  opera del grande maestro del cinema italiano, presentata in concorso  ed uscita nelle sale cinematografiche italiane  il 25 maggio.

Marco Bellocchio  si propone al pubblico con la freschezza ed il brio di nuove idee ma con la libertà ideologica concessagli dalla sua lunga carriera e dall’indubbia  bravura.

Un Film  di una grandissima forza espressiva, Rapito  associa il rigore e la perfezione di una regia impeccabile, alla forza della narrazione storica di un fatto increscioso che suscita sdegno.

Il caso Mortara

La placida vita di una famiglia ebrea bolognese viene brutalmente violata da una sentenza  dell’autorità papalina e dalle  assurde leggi, ormai fuori tempo, di uno Stato Pontificio che  non vuole accettare la realtà della sua decadenza.

Inutili le proteste dei  coniugi Mortara, magistralmente interpretati da Barbara Ronchi e Fausto Russo Alesi, di fronte alla sopraffazione della potenza Cattolica.

Magistrale la prova di tutti gli attori. I primi piani di Edgardo bimbo interpretato da Enea Sala, (modenese, otto anni), sono struggenti. Gli occhi tristi e le  lacrime appena accennate  rivelano il terrore di dover affrontare un destino sconosciuto, lontano dalla propria famiglia  ma anche l’accettazione di ciò che è inevitabile.

” Mi taglieranno la testa papà? ” Chiede Edgardo nel momento della sua separazione. La decapitazione con ghigliottina esisteva davvero nello Stato Pontificio a testimonianza di un potere teocratico anacronistico.

Immenso il dolore dei genitori che si oppongono con tutte le loro forze al provvedimento e lottano per riavere il proprio figlio , sostenuti dalle comunità israelite italiane.

Inesorabilmente il bimbo sarà portato subito a Roma e non rientrerà più in famiglia. Colpiscono il cuore i momenti di disperazione del padre che si percuote la testa o della madre che non si dà pace.

Il piccolo Edgardo, di intelligenza brillante, sottoposto ad un rigido studio della dottrina cattolica,  diventerà il  pupillo del Papa, l’emblema di un successo della Chiesa  sui miscredenti ebrei. Il potere di Roma che schiaccia qualsiasi forma di libertà, modernità e opposizione.

Lo sdegno

Simbolicamente molto interessante   la scena in cui  il piccolo Edgardo si ritrova da solo nel silenzio e nella intimità di una Chiesa. Con gesto spontaneo, dopo avere scrutato Cristo in croce,   si avvicina  e ad uno ad uno  gli toglie i chiodi conficcati nelle mani e sui piedi. Gesù si anima e libero se ne va.

La storia

Sullo sfondo della vicenda Mortara, alcune fasi cruciali del nostro Risorgimento delineate con immagini simbolo come il muro di Porta Pia più volte inquadrato nella parte finale del film .

Efficace la  ricostruzione storica degli ambienti bolognesi e la benestante borghesia cittadina.

Antitetiche le immagini di Roma: il lusso, l’opulenza  e la bellezza artistica dei Palazzi Pontifici in cui viveva il Papa , attorniato dalla Curia, contrastano  con l’indigenza e la miseria della popolazione. Il potere pontificio intento alla propria glorificazione, era completamente disinteressato alla  miseria della sua  popolazione!

Il regista manifesta con questa opera, di giovanile freschezza,  tecnicamente perfetta, il suo anticlericalismo  e la sua disinvolta critica nei confronti di ogni forma di oscurantismo religioso ed ideologico.

A cura di Emma Borella  per LiveMedia24.com

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