Sulle tracce dell’orso, la nostra recensione
La Sezione Orizzonti Vicini di Trento Film Festival ci porta alla scoperta degli orsi
Trento Film Festival Sezione Orizzonti vicini
Sta per chiudere i battenti la 74° edizione del Festival trentino dedicato alla montagna. Un’occasione unica per comprendere la complessità dell’ambiente montano e l’urgenza delle sue istanze in un dialogo costante tra passato e presente, nel rispetto della tradizione ma con l’apertura verso le nuove dinamiche della modernità.
Attraverso i film e i documentari selezionati, nonché nei tanti approfondimenti, il Festival ha condotto il pubblico dentro un viaggio volto a esplorare il legame profondo tra esseri umani e ambiente con una particolare attenzione verso i temi dell’ecologia e del rispetto di tutte le forme viventi.
Tra le varie sezioni di TFF, Orizzonti vicini ha aperto un focus su alcuni temi di attualità con film e documentari di produzione Trentina o Altoatesina dalle più svariate prospettive. Molte le proposte interessanti, alcune opere prime di buona qualità cinematografica come La parole amore non esisteva, un corto di 12 minuti, girato dalla giovane e promettente Eva Demattè nei luoghi della sua famiglia: un racconto di grande lirismo che parla di perdita, sogni e desideri non realizzati e che diventa un confronto generazionale e una riflessione sulla condizione femminile nel passato recente.
La nostra proposta: Sulle tracce dell’orso
La nostra attenzione si sofferma in particolare su un documentario di spiccata bellezza con immagini naturalistiche molto emozionanti.
Uno scenario unico che lascia senza parole ovvero i picchi quasi incontaminati delle Dolomiti del Brenta, fanno da quinta cinematografica alle riprese di Markus Frings regista di Sulle tracce dell’orso
Ecco il trailer
Il regista Markus Frings, (Dal 1990 giornalista radiofonico e televisivo, autore di programmi redazionali della radio “Sudtirol Journal” oltre che di alcune serie televisive a cadenza mensile della RAI di Bolzano) con Sulle tracce dell’orso accompagna lo spettatore, in un arco di tempo di circa un anno, nella straordinaria ricerca dell’ orsa Trulla , a 3000 metri di quota sui pascoli d’altura fin dove la vegetazione lascia il posto ai picchi rocciosi, sulle cime impervie di un gruppo trentino davvero spettacolare ed imponente. La telecamera segue Horst Eberhofer, ex bracconiere ed oggi appassionato fotografo naturalista, nelle sue esplorazioni per un incontro fatale: il ritorno faccia a faccia con l’orsa e i suoi cuccioli.

“La febbre dell’orso”
Nel lungometraggio Eberhofer rivela di essere stato colpito da una sorta di “febbre dell’orso“, tanta è l’emozione di poter osservare, a debita distanza, questi animali nel loro habitat e poter guardare i loro comportamenti in natura. Dopo anni di bracconaggio, l’Altoatesino ha scoperto un modo nuovo per rapportarsi alla fauna selvaggia: “Il bracconaggio era diventato troppo, mi ha intorpidito. Ho scoperto la macchina fotografica, mi avvicinavo di soppiatto ad un cervo, lui muggiva, inquadravo e puntavo il mirino, facevo clic ma lui non moriva, anzi rimaneva impresso in un’ immagine straordinaria, era quello che volevo.”(Horst Eberhofer)
Da quel momento la sua “caccia” è stata solo fotografica. Nel film, presentato in anteprima a Trento Film Festival, il nostro esploratore è accompagnato nel suo percorso alla ricerca degli orsi dal cameramen Marco Polo e da suo figlio Luca di 8 anni. Due anni di riprese per un documentario unico nel suo genere che mostra questa nuova realtà con cui la popolazione trentina convive.
Orso, animale solitario
Il film tocca anche la questione spinosa delle possibili aggressioni all’uomo. Gli orsi sono animali solitari, hanno bisogno di un esteso territorio: circa 6 km quadrati per uno. Attualmente nel Parco delle Dolomiti del Brenta vivono 100 orsi in 600 km quadrati, discendenti dei 10 liberati nel 1999 per reintrodurre in Trentino la specie estinta. Se si considera che la zona è delimitata dal famoso centro turistico di Madonna di Campiglio ad Ovest, dall’autostrada e dalle località di Andalo e Molveno ad Est, lo spazio a loro disposizione è troppo stretto ed è quindi quasi naturale che scendano nei centri abitati ed entrino in contatto con la popolazione o che si possano incontrare in un sentiero.
L’orgoglio segreto per gli orsi
Secondo Horst Eberhofer esiste “un orgoglio segreto per gli orsi” per gli abitanti della zona, anche se molti ne hanno paura. Nel film si dice anche che “Se si ha paura degli orsi non li si conosce bene”. Questi plantigradi normalmente sono timorosi, scappano a 500 metri di distanza se avvistano una presenza umana, capita raramente che siano carnivori, quindi non sono un reale pericolo per le greggi al pascolo sorvegliate e per le comunità montane. Certo manca un’adeguata conoscenza del fenomeno, necessaria per poter convivere serenamente con questi imponenti ed affascinanti animali. Negli anni 90 sono stati liberati tutti nello stesso territorio e non si è fatta alcuna informazione al riguardo, così come alcuna regolamentazione efficace.
Sulle tracce dell’orso ammette, quasi sotto traccia, che qualche animale troppo confidente, può dover essere rimosso, ma dimostra anche che si può rispettare la natura, ammirare la sua bellezza adottando dei comportamenti che siano in equilibrio con l’ecosistema montano. Angelo Caliari, uno dei massimi esperti di orsi, dichiara che “Se non sono disturbati, vanno per la loro strada”. E’ possibile incontrare gli orsi e bisogna essere preparati, la paura non è contemplata e nemmeno darsi alla fuga o affrontarli. Bisogna allontanarsi piano e comunque prestare molta attenzione sui sentieri di montagna.
Anche un bambino può essere accompagnato a vedere gli orsi, a scoprire le loro abitudini. Per Luca Polo, figlio del cameramen Marco Polo, vedere gli orsi così da vicino (500 metri) è stata un’esperienza unica che non dimenticherà mai.
Emma Borella per http://LiveMedia24.com

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