A CENA CON IL DITTATORE, LA NOSTRA RECENSIONE
Manuel Gomez Pereira ritorna al cinema con una commedia politica esilarante
A cena con il dittatore, la nostra recensione….
Manuel Gomez Pereira, il re della commedia satirica spagnola, dopo quasi 10 anni di produzione televisiva con la regia di serie come Grand Hotel, Le ragazze del centralino e Velvet, ritorna al cinema con un film campione di incassi in Spagna. A cena con il dittatore è un esempio di cinema satirico in grado di presentare con tono leggero una realtà divisiva e spietata, dominata da poteri forti, privi di alcuna logica e di fondamento umanitario.
Adattamento del testo teatrale La cena de los generales di José Luis Alonso de Santos, A cena con il dittatore è sceneggiato dal regista con la collaborazione di Joaquín Oristrell e Yolanda García Serrano. Per volontà degli autori la pellicola non si discosta dall’opera teatrale di cui rispetta la struttura aristotelica, infatti racconta un solo giorno, precisamente a Madrid, nel 1939, alla fine della Guerra Civile presso il prestigioso Hotel Palace.
A cena con il dittatore, incipit
Cibo e guerra sono i due temi che si intrecciano senza soluzione di continuità nel film. Piatti e forchette appaiono nei disegni stilizzati dei titoli di testa, mentre la prima scena segue un sidecar che percorre le vie desolate di Madrid dopo pochi giorni dalla fine del conflitto civile. Il tono di A cena con il dittatore è subito evidente. Al passaggio di un gruppetto di belle ragazze la motocicletta si inchioda. Il conducente, un soldato dell’esercito di Franco, che trasporta un tenente stanco e sonnecchioso, saluta le giovani con il motto falangista: “Evviva il movimento nazionale”. In tutta risposta si sente dare dell’idiota. Si rende conto che può dimostrarsi non un militare ma un semplice ragazzo colpito dalla bellezza femminile. Al che risponde: “Chiedo scusa, quando vedo una bella donna mi si ingrippa la moto”.
Ed il tono del film è ancora ambivalente di fronte alla meta raggiunta dal giovane tenente Santiago Medina (Mario Casas): il Grand Hotel sul quale si fa sventolare la scritta VIVA FRANCO. La grandezza del dittatore vincitore della Guerra Civile stride con le immagini dell’ospedale che occupa tutto il primo piano del famoso hotel, un tempo luogo di lusso e raffinatezza.
A cena con il dittatore una storia di cucina e resistenza politica
L’ordine da eseguire in tutta fretta, per celebrare la vittoria, è di organizzare una cena per Francisco Franco e i suoi più alti gerarchi, nell’hotel più importante di Madrid. Non importa se non si trovano le derrate e se il luogo è divenuto un ospedale in cui si curano feriti più o meno gravi di una guerra sanguinaria. Bisogna portare a termine l’impresa, costi quel che costi.
Il maitre dell’hotel Genaro Palazon (Alberto San Juan), gentile ed un po’ melenso si prodiga dimostrando tutta la sua disponibilità al tenente ma fa presente l’evidenza dei fatti: in tutta Madrid non esistono cuochi all’altezza della situazione: i migliori, gli unici in grado di preparare una cena raffinata e di qualità composta dalle portate richieste, sono di sinistra, repubblicani e si trovano in carcere. L’unico modo per organizzare la serata è di chiedere un permesso, farli uscire almeno 24 ore, allestire il banchetto e poi abbandonarli al loro destino nefasto di oppositori del regime, facendoli tornare nel lager della reclusione e davanti al plotone di esecuzione.
Guarda il trailer:
A cena con il dittatore, tra commedia all’italiana e Quentin Tarantino
Il film, campione di incassi di Spagna e candidato a otto Premi Goya, è una satira pungente del totalitarismo, quello dell’epoca raccontata che, immancabilmente, è specchio di ogni forma di oppressione coercitiva dei nostri giorni. Il regista Manuel Gomez Pereira sceglie un registro leggero che diviene un’arma tagliente contro il potere, perché come diceva Dario Fo: “Il potere non sopporta l’umorismo”.
A cena con il dittatore fa tesoro della tradizione cinematografica senza limiti e confini: coglie la leggerezza del cinema classico hollywoodiano di Lubitsch, sfiora la vitalità un po’ spaccona della commedia italiana in cui i protagonisti se la cavano in modo rocambolesco da situazioni difficili. Tocca l’ironia, la leggerezza ed il desiderio di vendetta del cinema di Tarantino. E ovviamente non tralascia il cinema spagnolo: Madregilda di Francisco Regueiro, dove Juan Echanove interpretò un Franco grottesco.
Ne nasce una bella miscellanea, in cui si ride anche dei momenti più tragici e si osserva con orrore come un gerarca fascista possa uccidere a sangue freddo senza alcuna esitazione e senza remore. Poco importa che il tessuto sociale sia impoverito, che non si trovi da mangiare, che la popolazione sia ancora divisa e lacerata dalle ideologie politiche contrapposte.
Il potere cinico ed arrogante vuole essere celebrato e festeggiato, il resto non conta, ognuno si salva come può.
Emma Borella per http://LiveMedia24.com

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