“NON RIATTACCARE”,RESTA CON ME

Unico film italiano in concorso al Torino Film Festival, "Non riattaccare" è l'ultima prova del regista Manfredi Lucibello

Non riattaccare

Unico film italiano in concorso al Torino Film Festival (24 novembre/2 dicembre), diretto da Manfredi Lucibello. Tratto  dal romanzo omonimo di Alessandra Montrucchio, edito da Marsilio, adattato da Lucibello con Jacopo Del Giudice, Non riattaccare è un  thriller-road movie  in cui l’attrice  Barbara Ronchi è l’unica protagonista per quasi 90 minuti. Al Festival di Torino viene presentato  “Come l’incontro tra Locke e La voce umana: un’auto, una donna alla guida, la voce di un uomo al telefono”.

Sinossi

In piena notte, in un appartamento romano avvolto nelle tenebre ed in pieno lockdown, un cellulare squilla incessantemente. Perplessa ed assonnata, Irene (Barbara Ronchi) risponde. Pietro (Claudio Santamaria), il suo compagno di un tempo, le chiede di parlare, di poter sentire la sua voce in un momento  di grave disperazione. Ad Irene, dopo una iniziale ritrosia, non resta che rispondere. Ben presto comprende che è necessario raggiungere l’uomo che ha amato, per impedire un eventuale  gesto estremo. Si avventura così in un viaggio in auto in cui il contatto telefonico non viene mai staccato.

Film in concorso al Torino Film Festival

Presentato alla stampa ed al pubblico domenica 26 novembre, Non riattaccare è un’opera  originale per il cinema italiano, creata  del regista Manfredi Lucibello. L’idea di una telefonata presente nel romanzo omonimo “folgora” l’immaginazione del regista che scrive il film in piena pandemia assieme a Jacopo Del Giudice. Nasce una storia narrata in tempo reale, entro limiti definiti, essenziale ma non  priva  di spunti creativi. All’attrice Barbara Ronchi il compito di interpretare  Irene,  sola sullo schermo per quasi 90 minuti. Prova difficile che l’attrice ha affrontato con grande “devozione” e totale coinvolgimento. In conferenza stampa ha dichiarato di non essersi veramente mai sentita sola e di  avere avuto un grande supporto da tutta la troupe che è stata il suo primo pubblico. ” Ho chiesto al produttore Manfredi di provare in un teatro anche alla sua presenza. Ho chiesto di provare più volte per provare e riprovare, per sviscerare il testo, poter sbagliare, ricevere un feedback,  per essere pronta prima delle riprese. Per affrontare un lungo viaggio e un lungo monologo, avere la consapevolezza di quello che accadeva in modo continuo”.

La voce di Pietro è di  Claudio Santamaria. Felice di non comparire sul set, libero di dare voce al personaggio con una prova intensa più psicologica che fisica, l’attore ha messo in evidenza l’impegno nell’essere incisivo, fino a bucare l’etere, per trasmettere tutta la disperazione di Pietro. “Alla fine del film ero devastato” ha commentato.

Stile originale

Il film per analogia riporta alla memoria l’opera  statunitense Locke (2013): il racconto di  un viaggio in auto su strade americane per raggiungere un bimbo che sta nascendo. Ma fin dalle prime immagini Non riattaccare si impone con uno stile originale molto dinamico. Lo script del film, il sapiente accompagnamento musicale di Motta, la bella prova dei due attori protagonisti coinvolgono lo spettatore fin da subito. Ogni singolo gesto è caricato di una forte drammaticità, il viaggio è di  due vite che si raccontano sempre in una dimensione di limite emotivo. Barbara Ronchi dà prova di saper esprimere varietà e complessità di stati d’animo in alternanza spesso repentina e profonda. Nei 90 minuti, la narrazione  in tempo reale coinvolge lo spettatore con ritmo costante che non  rallentare mai. Tuttavia qualcosa stona. Il film dà  l’impressione di una artificiosità insistita. Se  la tensione può risultare piacevole e stimolante per il pubblico,  può anche sottrarre ai dialoghi spazio psicologico e tempi di attenzione necessari a metabolizzare e comprendere in una dimensione più profonda quanto sta accadendo. Nonostante ciò, nel complesso il film è piacevole, decisamente originale e meritevole di un largo pubblico. Le interpretazioni degli attori, vissute con  pieno coinvolgimento emotivo personale, non sfuggiranno agli spettatori nell’apprezzare il film.

Emma Borella per LiveMedia24

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