Crohn e Colite Ulcerosa, l’appello di AMICI Italia: “Troppi pazienti ancora soli”
A Padova, in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (IBD) 2026, associazioni, medici e istituzioni hanno acceso i riflettori sulla necessità di una presa in carico più umana, completa e continuativa per chi convive con Morbo di Crohn e Colite Ulcerosa.
L’iniziativa, promossa da AMICI Italia con il titolo “Insieme per le IBD. Scienza, cura e benessere a supporto della vita dei pazienti”, ha riunito specialisti, pazienti, caregiver e operatori sanitari per discutere non solo delle cure mediche, ma anche dell’impatto quotidiano di queste patologie croniche.
Le IBD – che comprendono Malattia di Crohn e Colite Ulcerosa – colpiscono l’intestino, ma le conseguenze vanno ben oltre i sintomi fisici. Possono influenzare studio, lavoro, relazioni sociali, salute mentale e qualità della vita. Da qui la richiesta condivisa di percorsi assistenziali più accessibili, multidisciplinari e costruiti attorno alla persona.
«Troppi pazienti si sentono ancora soli davanti a una malattia che cambia la vita», ha dichiarato Mara Pellizzari. «La cura deve essere costruita attorno alla persona, non soltanto attorno alla malattia. Servono continuità assistenziale, team multidisciplinari e un dialogo costante tra pazienti, clinici e istituzioni».
Durante la giornata si è parlato di diagnosi precoce, innovazione terapeutica, alimentazione, supporto psicologico, sintomi extraintestinali e qualità della comunicazione tra medico e paziente. Particolare attenzione è stata dedicata ai bambini e agli adolescenti con IBD, soprattutto nella delicata fase di passaggio dalle cure pediatriche a quelle dell’età adulta.
Secondo gli esperti, una transizione non adeguatamente accompagnata può compromettere l’aderenza alle terapie e aumentare il senso di fragilità dei giovani pazienti. Per questo è stato ribadito il bisogno di percorsi strutturati e condivisi con le famiglie.
Tra i temi affrontati anche il ruolo dell’alimentazione e della riabilitazione personalizzata. Gli specialisti hanno sottolineato l’importanza di contrastare falsi miti e restrizioni alimentari inutili, puntando invece su indicazioni scientifiche e sostenibili per il paziente.
«Le IBD sono malattie complesse e richiedono risposte coordinate», ha spiegato Edoardo Savarino. «Oggi disponiamo di strumenti diagnostici e terapeutici sempre più avanzati, ma la vera sfida è trasformare la ricerca scientifica in percorsi di cura concreti e accessibili».
Nel corso dell’evento è emerso anche il problema dello stigma sociale. Crohn e Colite Ulcerosa restano infatti malattie spesso invisibili e difficili da raccontare, legate a sintomi che molte persone vivono con imbarazzo. Una condizione che può portare isolamento, silenzio e difficoltà nei contesti scolastici e lavorativi.
Da Padova è quindi partito un messaggio chiaro: curare le IBD significa prendersi cura dell’intera esperienza di vita del paziente. Non solo farmaci e controlli clinici, ma anche ascolto, supporto psicologico, tutela dei diritti, educazione nutrizionale e inclusione sociale.
Per AMICI Italia, la parola chiave resta “insieme”: una collaborazione stabile tra medici, istituzioni, associazioni e pazienti per trasformare l’innovazione scientifica in qualità della vita concreta.

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