La FIFA si sta muovendo verso nuove riforme con l’obiettivo di introdurre maggiori tutele soprattutto per la maternità delle calciatrici.

Calcio femminile: maggiori tutele per la maternità

Il 19 novembre 2020 è e resterà una data storica per lo sviluppo del calcio femminile. FIFPro, il sindacato dei giocatori e delle giocatrici di tutto il mondo; ha infatti lavorato accanto alla FIFA per l’introduzione di nuove tutele per le calciatrici professioniste di tutto il mondo: dal 1 gennaio 2021, infatti, i club di campionati femminili riconosciuti dalla Federazione internazionale dovranno garantire un congedo minimo per maternità di quattordici settimane, di cui almeno otto dopo il parto.

L’obiettivo di questi nuovi regolamenti è evidente: la gravidanza non deve generare uno svantaggio per le atlete. Secondo un’indagine di FIFPro, infatti, solo solo il 2% delle calciatrici ha portato a termine una gravidanza, mentre il 47% ha affermato che avrebbe smesso di giocare presto per dedicarsi alla famiglia, lamentando la mancanza di aiuti e di tutele come motivo scatenante per la scelta di abbandonare la carriera.
Sarai Bareman, responsabile del dipartimento calcio femminile della FIFA, ha spiegato che “l’obiettivo di tutti è la professionalizzazione del calcio femminile in tutto il mondo, e per raggiungerlo dobbiamo adattare il quadro normativo ai casi più specifici. Queste nuove regole sono un impulso in questo senso”.
Gabriela Garton, portiere dell’Argentina e componente del FIFPro Global Player Council, ha spiegato che “le nuove norme sono essenziali per lo sviluppo sostenibile del calcio femminile: noi calciatrici abbiamo bisogno di queste disposizione, in modo che nessuna di noi debba trovarsi di fronte a una scelta tra famiglia e carriera sportiva. In passato è sempre andata in questo modo, ma ora vogliamo che le cose cambino”.

La situazione in Italia

Come detto, questi nuovi regolamenti sono stati redatti per tutelare le giocatrici professioniste. In Italia le calciatrici purtroppo non hanno ancora questo status, ma la situazione è in divenire: un emendamento alla legge di bilancio approvato a dicembre 2019 ha dato l’ok per istituire il professionismo nello sport femminile. Il provvedimento è stato ratificato poi nel Consiglio Federale della FIGC al termine del mese di giugno. Entro il 2022/23 sarà quindi riconosciuto lo status di professioniste a tutte le giocatrici che giocano nel nostro Paese.

Calcio femminile tutele maternità
Calcio femminile e maggiori tutele per la maternità delle calciatrici: Sara Gama, capitano della Nazionale Italiana, da sempre si batte per avere maggiori diritti (foto Lisa Guglielmi)

Le riforme sottoposte al Consiglio FIFA a dicembre

Le riforme saranno sottoposte al Consiglio Fifa per l’approvazione finale nel dicembre 2020.

I 5 punti chiave sono:
  1. Remunerazione obbligatoria: in assenza di una legislazione nazionale più favorevole o di un contratto collettivo; ogni calciatrice incinta deve avere almeno 14 settimane di congedo, delle quali almeno 8 dopo il parto. Il congedo deve essere retribuito con un importo pari a due terzi dello stipendio.
  2. Ritorno al lavoro dopo la gravidanza : una volta terminato il congedo, il Club di appartenenza ha l’obbligo di reintegrare la calciatrice nell’attività sportiva garantendole tutto il necessario supporto medico. Inoltre la calciatrice avrà, nel corso delle sedute di allenamento, dei momento dedicati all’allattamento.
  3. Tesseramento di altra giocatrice come “sostituzione maternità”: ai club è data la possibilità di tesserare una calciatrice al di fuori del periodo stabilito per sostituire una calciatrice in maternità.
  4. Protezione durante la gravidanza: nel caso in cui la calciatrice incinta continui a fornire le proprie prestazioni sportive al Club; questo dovrà garantire la massima tutela tramite anche consulenze mediche specifiche. Inoltre in questo caso il Club e la giocatrice/allenatrice possono formalizzare un piano di lavoro differenziato.
  5. Protezione contro il licenziamento delle calciatrici: nessuna giocatrice dovrà mai subire svantaggi e/o discriminazioni in relazione alla sua scelta di maternità, di conseguenza la risoluzione unilaterale del contratto a seguito della gravidanza sarà considerata risoluzione senza giusta causa. Una scelta di questo genere da parte di un Club non costituirà solamente il diritto al risarcimento del danno ma comminerà anche una ammenda.

Le parole del Presidente FIFA

“Dopo la recente e fenomenale crescita e il successo senza precedenti della Coppa del Mondo femminile in Francia nello scorso anno, il calcio femminile sta entrando nella prossima fase di sviluppo. Ne consegue che dobbiamo adottare un quadro normativo appropriato e adeguato alle esigenze del gioco femminile” – ha spiegato il presidente della FIFA Gianni Infantino.

 

Fonte: Rivista Undici (https://www.rivistaundici.com/)

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