San Siro, 45mila cuori in festa: i cresimandi , padrini e madrine con i loro genitori incontrano l’Arcivescovo Delpini
Domenica 29 marzo lo Stadio San Siro Giuseppe Meazza è tornato a riempirsi, ma questa volta non per una partita, vi lasciamo alla cronaca di questo evento e alla immagini che parlano da sole...
MILANO – Domenica 29 marzo lo Stadio San Siro Giuseppe Meazza è tornato a riempirsi, ma questa volta non per una partita . Sugli spalti, circa 45mila persone: ragazzi e ragazze prossimi alla Cresima, insieme ai loro genitori, padrini e madrine, catechisti, sacerdoti e religiose. Un colpo d’occhio impressionante, fatto di colori, entusiasmo e attesa per l’incontro tra preghiera e musica, con l’arcivescovo Mario Delpini.

Già dalle 15, molto prima dell’inizio ufficiale, lo stadio ha iniziato a trasformarsi. Le pettorine delle sette zone pastorali hanno colorato gli anelli, mentre sugli spalti prendevano vita scenografie costruite con materiali semplici – cartoni, stoffe, ombrelli – animate da circa 800 figuranti, in gran parte adolescenti degli oratori. Un clima di festa autentico, che ha saputo mescolare creatività e partecipazione.
L’appuntamento, ormai storico per la Diocesi ambrosiana, si è rinnovato anche quest’anno con l’incontro tra i cresimandi e l’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, affiancato dai Vescovi ausiliari e dai Vicari episcopali. Un evento che affonda le sue radici nel 1983 e che negli anni ha visto la presenza di figure come Carlo Maria Martini, Dionigi Tettamanzi e Angelo Scola, oltre a due Pontefici: Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.
Il tema dell’incontro prende spunto dalla Lettera ai ragazzi della Cresima, “Dove vuoi che prepariamo?”, consegnata dall’Arcivescovo all’inizio del cammino dei “100 giorni cresimandi”. Un invito chiaro: riscoprire la festa come dimensione autentica della fede, da vivere nella gioia ma anche nel servizio agli altri.
Come sottolineato anche da don Stefano Guidi, direttore della Fondazione Oratori Milanesi, si tratta di «una grande festa per la Diocesi», capace di raccontare la vitalità delle comunità e l’energia delle nuove generazioni. E in effetti, più che un semplice evento, quello di San Siro è apparso come un vero momento di Chiesa vissuta.
Un pomeriggio tra festa, riflessione e testimonianza
Dalle 15.30, nella Sala Executive, l’Arcivescovo ha incontrato anche alcuni cresimandi con disabilità, prima di dare ufficialmente inizio all’evento alle 16.00 con il tradizionale giro di campo. Un gesto semplice ma significativo, che ogni anno crea un contatto diretto con i ragazzi.
Il cuore dell’incontro si è sviluppato attorno a tre domande, poste da un genitore, un cresimando e una catechista. Tre voci diverse, ma unite dalle stesse inquietudini: educare, crescere, credere oggi.

“Non hanno vino”: la gioia che non si compra
La prima domanda, posta da un genitore, ha toccato un punto delicato e attuale:
«A volte, come Maria, ci accorgiamo che nella vita dei nostri figli manca qualcosa: la gioia, la fiducia, la voglia di credere. Vorremmo aiutarli, senza sostituirci a loro. Eccellenza, come possiamo educare i nostri figli ad ascoltare Gesù e a fidarsi di Lui, perché non manchi nella loro vita la gioia vera?»
La risposta di Delpini si è sviluppata con il suo stile diretto, fatto di immagini semplici ma incisive:
«Sono andato da un mercante e gli ho chiesto: “vendimi un po’ di gioia”… ma ho capito che la gioia non era in vendita.»
Un passaggio che ha subito catturato l’attenzione dello stadio. Né oggetti, né esperienze preconfezionate, né perfino il sapere possono garantire quella gioia profonda che tutti cercano.
«La gioia non si può dare, si può solo irradiarla; la fede non si può dare, si può solo testimoniare.»
Un messaggio forte, rivolto soprattutto agli adulti: i figli non imparano tanto da ciò che viene detto, ma da ciò che vedono vivere.
“Un gesto semplice”: imparare a dimorare e servire
La seconda domanda, affidata a un cresimando, ha portato il discorso su un piano ancora più concreto:
«Nel Vangelo i servi fanno quello che Gesù dice, anche senza capire tutto… ma alla nostra età, come possiamo seguirlo davvero ogni giorno?»
Qui l’Arcivescovo ha scelto la via del racconto, proponendo la storia dell’“albero sciocco”. Un albero incapace di riconoscere il valore del luogo in cui si trova, sempre alla ricerca di qualcosa di diverso, fino a rischiare di perdersi.
Una parabola che, nel silenzio attento di San Siro, ha trovato una sintesi chiara:
dimorare e servire.
Rimanere, non fuggire continuamente altrove. E poi servire, nelle piccole cose: in famiglia, a scuola, in oratorio. È lì che la fede prende forma, molto più che nei grandi discorsi.

Uno sguardo oltre: fede e solidarietà
All’incontro è stata collegata anche una “microrealizzazione”, una raccolta fondi destinata a sostenere progetti sportivi nella diocesi di Pucallpa, in Perù, attraverso l’associazione “CSI per il mondo”. Un modo concreto per tradurre la festa in gesto di solidarietà, ricordando che lo sport, nei contesti più fragili, può diventare occasione di rinascita.
Un’esperienza che resta
Quando, intorno alle 18, l’evento si è concluso, la sensazione condivisa era quella di aver vissuto qualcosa che va oltre il singolo pomeriggio. Non solo un appuntamento ben organizzato, ma un’esperienza capace di lasciare tracce.
Per i ragazzi, un momento forte nel cammino verso la Cresima. Per gli adulti, forse, anche una provocazione: quella di tornare all’essenziale.
Perché, come è emerso chiaramente tra musica, scenografie e parole, la fede non è qualcosa da spiegare soltanto. È qualcosa da vivere. E, soprattutto, da testimoniare ogni giorno.
Articolo e foto di Luca Micheli per Livemedia24

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