Simone Sello: vivo alla costante ricerca di equilibrio
Un nuovo singolo per Simone Sello, "Grey Horse's Standpoint", qualcosa di nuovo, di rigenerante.
Incontriamo un giovane cantante, Simone Sello, voglioso di parlarci della sua carriera e del suo ultimo singolo, “Grey Horse’s Standpoint”.
Un singolo nato da immagini, da un tocco poetico, tra sogno e realtà.
Vi lasciamo a questa nostra intervista, alle parole del cantante.
Ti ringraziamo per aver accolto il nostro invito, Simone. Parlaci del tuo nuovo singolo, Grey Horse’s Standpoint. Cosa dire sul modo in cui ha preso forma questo pezzo?
Grazie a voi! Grey Horse’s Standpoint è nato da immagini, più che da un’idea musicale: un cavallo grigio fermo nel deserto, che osserva un orizzonte sconfinato. Da lì è iniziata una sorta di dialogo tra suono e visione. La struttura del brano è volutamente sospesa: unisce elementi western, elettronica psichedelica e suggestioni cinematiche. Il fischio di Alessandro Alessandroni Jr., che sostituisce il Theremin inizialmente previsto, ha dato un tocco umano e poetico, portando la musica in bilico tra realtà e sogno. È un brano che invita innanzitutto a fermarsi ad osservare e, solo dopo, a muoversi.
Come ha preso piede la tua carriera, e quali sogni insegui in questo momento?
La mia carriera è nata in Italia, dove ho cominciato come chitarrista e poi come giornalista musicale per la rivista “Chitarre”, per poi trasferirmi a Los Angeles, dove tutto è diventato più trasversale. Lì ho potuto unire le mie diverse anime, quella di chitarrista, produttore, compositore e poi anche filmmaker in un’unica direzione artistica.
Tornando ai sogni…
Il mio sogno consiste nel poter continuare a costruire un linguaggio personale che unisca suono, immagine e narrazione. Mi piacerebbe realizzare un film musicale in cui la musica non accompagni le scene, ma le generi. Sarebbe la naturale evoluzione di ciò che sto facendo con “Paparazzi, Izakayas and Cowboys”.
Con chi vorresti poter condividere il palco per un duetto?
Ce ne sarebbero molti ma, se dovessi scegliere, direi Brian Eno o Bjork, due artisti che hanno trasformato il modo di concepire il suono come esperienza sensoriale e concettuale. Mi piacerebbe anche collaborare con dei registi o dei visual artists. In generale, amo gli artisti che non hanno paura di cambiare forma pur restando riconoscibili.
Cosa possiamo aspettarci dal tuo futuro artistico?
Nei prossimi mesi continuerò a pubblicare i singoli che compongono Paparazzi, Izakayas and Cowboys, molti accompagnati da un videoclip e da un racconto visivo in qualche modo connesso al precedente. È un progetto in evoluzione, una sorta di album-film che cresce pezzo dopo pezzo. Parallelamente, sto lavorando a nuove collaborazioni e sto sviluppando materiali pensati per un progetto cinematografico, dove la musica sarà ancora il vero protagonista. Quello che potete aspettarvi è la mia costante ricerca di equilibrio tra tradizione e innovazione, tra chitarra e tecnologia, tra realtà e immaginazione.
Alessia Giallonardo per LiveMedia24

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