Strike, Figli di un’era sbagliata, la recensione
Gabriele Berti, Giovanni Nasta, Diego Tricarico presentano il loro primo film divertente e scanzonato
Un’opera prima convincente
Arriva nelle sale il 26 marzo 2026: Strike-Figli di un’era sbagliata, film grazioso e piacevole, presentato in anteprima a Torino Film Festival 2025. Opera prima di tre amici allegri e goliardici: Gabriele Berti, Giovanni Nasta, Diego Tricarico, autori anche della sceneggiatura assieme a Gianni Corsi.

I tre giovani artisti sono nati e cresciuti a Roma, il loro sodalizio nasce fin dalla scuola elementare frequentata assieme, fanno poi parte della prima compagnia di attori minorenni in Italia, i Piccoli per Caso, con cui hanno calcato palchi importanti, con professionisti del calibro di Francesco Montanari, Valeria Valeri, Paolo Ferrari e Giorgio Albertazzi. Dopo il liceo, iniziano a scrivere per il teatro.
Il progetto del film
Dal teatro al cinema il passo è breve e così nasce Strike-Figli di un’era sbagliata dapprima come testo teatrale ideato nel 2018, in seguito come trasposizione cinematografica che trova ambientazione nelle Marche, grazie al sostegno di Marche Film Commission ed il finanziamento di Paco Cinematografica con Neo Art Producciones. I tre giovani amici, sceneggiatori e registi, recitano nel film nel ruolo dei personaggi principali accanto a Matilde Gioli, Massimo Ceccherini e Pilar Fogliati. Interessante anche la partecipazione di Lorenzo Zurzolo (Una famiglia perfetta di Paolo Genovese, Eo di Jerzy Skolimoski).
La sinossi
In una calda estate per qualcuno le vacanze sono solo un sogno. Pietro (Giovanni Nasta), vent’enne svogliato, abituale consumatore di marjuana, privo di progetti di vita se non quello di stare in riva al mare o fare una lunga vacanza con la ex fidanzata, si deve recare in un SER.D romano, per controlli abituali. Pure Dante (Gabriele Berti) frequenta la struttura, ma con un ruolo diverso. Il laureando in psicologia, con grande titubanza, inizia la sua esperienza di terapista in modo rocambolesco. Accanto a loro Tiziano (Diego Tricarico), uomo con una dipendenza da crac che chiede continuamente farmaci per alleviare la sue crisi di astinenza. In questo piccolo mondo, popolato da una serie di altre figure tragicomiche(Il Principe, Mamma chioccia), si trova la Dott.ssa Marziani (Matilde Gioli) responsabile delle terapie mediche e uno psicologo di lunga esperienza alquanto singolare il Prof Zannetti (Massimo Ceccherini) che, tra un bombolone e l’altro, incontra i pazienti in singolari sedute di psicoterapia.
Il registro del film
Strike-Figli di un’era sbagliata è un film allegro e divertente come lo sono i tre amici attori, sceneggiatori, autori teatrali che da tempo lavorano a sei mani. La loro opera prima regala più di un sorriso pur affrontando un tema davvero poco comico. Le battute della sceneggiatura attingono dal vissuto dei giovani registi che hanno conosciuto amici perdersi nella lotta contro le tossicodipendenze. Il film affonda in alcuni tratti della realtà giovanile mostrando una certa deriva di ideali e di punti di riferimento, spesso nella disillusione totale, con la sensazione di vivere in un’epoca sbagliata.
La pellicola, girata con pochi mezzi, apre uno squarcio in un luogo poco amato dai più, un distretto sanitario di accoglienza per i pazienti che hanno una dipendenza clinica, di qualunque natura essa sia. Luogo normalmente poco amato, decisamente antipatico in un caldo periodo vacanziero, in cui tutti vorrebbero fuggire verso le località di villeggiatura. Questo piccolo microcosmo è popolato da personaggi che sono quasi caricature di individualità goffe ed arrese. Sembra che per ognuno di loro non ci sia una via d’uscita e di redenzione, tutto è destinato a rimanere com’è. Ognuno vittima di se stesso e del proprio ruolo in una dimensione tragica che il testo filmico e la recitazione disinvolta, rendono in modo leggero e divertente.
La via d’uscita
Eppure Strike-Figli di un’era sbagliata non si perde in un mare di negatività. La sceneggiatura ad un certo punto cambia direzione. I tre giovani autori suggeriscono che la via d’uscita per ognuno, in un momento di deriva, non si trova nella routine di luoghi anonimi con procedure standardizzate ma nella ricerca di rapporti e sentimenti autentici. Chi sa ascoltare in modo empatico, senza giudicare e con la mano tesa, può divenire un’ancora di salvezza nella deriva di una realtà smarrita. In questa epoca sbagliata l’amicizia può essere la salvezza da cui ripartire. “Perché uno, quando cresce, se li sceglie i fratelli”. Dunque il legame profondo che si crea tra Dante, Pietro e Tiziano, si scopre essere il punto di svolta, per loro stessi e per le persone a cui vogliono bene. Essi imparano che insieme possono superare gli ostacoli che la vita pone loro davanti, anche quando le sfide sembrano insormontabili.

Emma Borella per http://LiveMedia24.com

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