Odissea di Christopher Nolan, la nostra recensione
L'Odissea di C. Nolan e Matt Damon, il film trasforma l'eroe classico in un uomo moderno combattuto dal rimorso e "smarrito" nel suo destino
Odissea per tutti
Annunciato da tempo ma con pochissime anticipazioni, Odissea è nella sale italiane con un grandissimo successo. Realizzato interamente con cineprese IMAX in pellicola da 70 mm, porta a compimento il progetto di Nolan di creare un film immersivo, di grande qualità visiva, in cui lo spettatore sia “dentro” la storia, con una fruizione incredibilmente scorrevole. Odissea è un’esperienza che coinvolge tutti: critici, esperti, cinefili o amanti del cinema posti sullo stessi piano, in una logica nuova del rapporto con il prodotto cinematografico, pensato per un largo pubblico nelle sale, in particolare con visione IMAX.
L’origine del progetto
L’idea di trasporre il poema Omerico in un film viene a Nolan nel 2003, quando gli viene proposto di girare Troy. All’epoca il regista declina l’impresa, non si sente ancora pronto per affrontare un materia epica di tale portata. Nel frattempo confeziona altri incredibili movie dal Cavaliere Oscuro, a Inception e Dunkirk fino al trionfo di Oppenheimer. La maturità artistica gli permette finalmente di intraprendere un progetto grandioso. Dopo quasi due anni di lavorazione porta a termine Odissea, un Kolossal di alto livello che fa anche molto discutere per le audaci scelte artistiche.
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Il confronto con Odissea di Omero
Il regista anglo-americano attinge alla vicenda raccontata nei 24 libri greci attribuiti ad Omero con grande fantasia. E’ infatti comprensibile che un adattamento cinematografico comporti dei tagli e delle trasformazioni dovuti ai tempi di un film ed alla peculiarità del linguaggio cinematografico che sostituisce le descrizioni e le sequenze narrative con immagini. A maggior ragione per Nolan, regista molto creativo ed originale, versatile nell’affrontare i temi più disparati ma con una costante attenzione alle questioni etiche.
Con la consueta tecnica in cui slittano continuamente i piani temporali, il regista rivisita gli episodi più famosi del poema. Tra tutti, l’incontro minaccioso di Ulisse ed i suoi compagni, nell’isola Lachea, con Polifemo (figlio del dio del mare Poseidone), un gigante di 6 metri dalle sembianze umane con un occhio solo. L’approdo sullo scoglio della maga Circe, attorniata da svariati animali, in realtà uomini e donne vittime dei suoi sortilegi. Lo scontro, in una terra sconosciuta, con I Lestrigoni, trasformati dal regista in giganteschi guerrieri protetti da armature scintillanti molto simili alle protezioni delle sentinelle di X-Men.
Necessariamente mantenuto, anche se reinventato, l’episodio con la bellissima Calipso che cura e trattiene Ulisse sette anni nell’isola di Ogigia.
In Odyssey, però, non c’è traccia dei Feaci e dei Lotofagi che mangiano i fiori di Loto e fanno dimenticare agli uomini il loro passato e la loro missione. Rimangono Scilla e Cariddi così come le Sirene. Viene conservato lo sbarco nella terra consacrata al dio del sole, e viene reinventato il ritorno ad Itaca di Ulisse con soluzioni di forte impatto cinematografico. Spettacolari le immagini dell’enorme Cavallo di legno, con all’interno i soldati Achei, mezzo sommerso dall’acqua e abbandonato sulla spiaggia davanti a Troia. Come di grande intensità l’assalto e l’incendio della città.
Il viaggio dell’eroe
La trasformazione più interessante è senza dubbio quella dell’eroe. Il viaggio di Ulisse è una sorta di paradigma dell’umanità. Ulisse è il primo eroe moderno astuto, imbattibile, celebrato nel cinema ed in moltissime altre opere letterarie.
Nell’Odissea di Nolan il bravissimo Matt Damon recita la parte di un condottiero dilaniato tra la necessità del suo agire (deve prestare fede ad una promessa) e le conseguenze delle proprie azioni. Partito da Itaca per dovere, Ulisse è l’uomo audace che sfida gli dei ed esalta la più alta forma dell’ardire umano. Ma tutto questo causa morte e distruzione. Nolan si sofferma senza veli sul massacro e la distruzione di Troia. In pieno assalto Ulisse si guarda intorno, vede devastazione e dolore. La città è in fiamme, le torri crollano (nel mito di allora e nel nostro passato recente), le donne vengono trascinate via, i soldati sgozzano, macellano, le divinità vengono decapitate a sfregio di ogni forma di civiltà. Nella furia della battaglia ogni legge morale (la legge di Zeus) viene infranta dall’inganno umano.
Di fronte a tanta rovina, alla fine della guerra rimane l’orrore, Ulisse avverte il peso del rimorso. Il mondo che esisteva prima è crollato, le leggi sono state infrante e gli stessi eroi sono divenuti esseri sanguinari privi di pietà, individui violenti e pericolosi.
L’universo femminile
Se il mondo di Odissea è popolato da eroi ed antieroi (come il perfido Antinoo, Robert Pattinson, colui che cerca, in modo molto subdolo di sposare Penelope) uomini, un’attenzione particolare merita l’universo femminile delineato da Nolan con una serie di figure che rimarranno nella storia del cinema.
Penelope
In primis Penelope, rappresentata da una toccante Anne Hathaway, la regina di Itaca abbandonata dal marito con un figlio piccolo da crescere, assediata dai pretendenti che invadono il palazzo del trono. Donna sensibile, combattuta tra la fedeltà ad Ulisse di cui è profondamente innamorata e la consapevolezza del proprio ruolo. Nonché delle responsabilità che la attendono, rese ancor più gravi data la sua fragilità:” Un uomo fa quello che sceglie di fare, io faccio quello che posso” (Penelope).
Penelope è il personaggio femminile determinante del film, alle prese con la difficile impresa di preservare il suo instabile regno, la vita del figlio Telemaco, Tom Holland (Spider-Man), nell’attesa difficile del ritorno dell’amato sposo.
Calipso
Tenera e delicata Calipso, interpretata dalla splendida Charlize Theron, la ninfa che cura Ulisse, trovato moribondo sulla spiaggia, dopo il suo naufragio. La dea occupandosi di lui, dolcemente se ne innamora. Per anni lenisce le ferite inflitte al corpo e all’anima dell’eroe. Vorrebbe che rinunciasse a combattere, in nome della vita e della gioia. Lo esorta a non ricordare in quanto: “Il ricordo può distruggere la felicità”(Calipso). Ma Ulisse replica che quella felicità allora: “Non è reale”.
Calipso non può trattenere un cuore che fugge altrove, non le rimane che accettare la partenza dell’uomo che ama. Rinunciare al proprio sentimento nel nome della forma più nobile dell’amore, quella di desiderare la felicità dell’altro e l’inevitabile abbandono. In Odissea, come nella via di tutti, il ritorno del dolore, dopo uno stato di continua felicità, significa il respiro della propria umanità intrisa di sofferenza e protesa al cambiamento: “l’insostenibile leggerezza dell’essere” ovvero l’impossibilità di una vita idilliaca di perenne appagamento.
Circe
La maga Circe, Samantha Norton, la performance migliore di tutta Odissea, La donna indifesa e solitaria che usa i propri sortilegi per proteggersi dalla brutalità maschile. Di grande effetto la scena in cui trasforma i compagni di Ulisse in porci, perché tali erano in realtà già prima nel modo di mangiare, con la volgarità dei soldati predatori assetati di violenza. Attraverso gli occhi di Circe, la telecamera scruta la bestialità insita nella gestualità di quegli uomini, minaccia e pericolo latente per una donna sola ed isolata dal mondo. La tecnica manipolatoria con cui circe plasma con le proprie mani i corpi dei suoi ipotetici nemici ricorda vagamente il potere delle donne streghe di curare, soccorrere o interrompere una vita.
Elena e Clitemnestra
Le due donne del Poema omerico accomunate da un destino tragico. Nel film di Nolan i due ruoli sono stati interpretati dall’attrice afro-discendente Lupita Nyong’o con scetticismo di critica e spettatori. Pochi si immaginano Elena, descritta nel Poema come la donna più bella del mondo dalla pelle chiara, rappresentata da una splendida attrice dalla pelle bruna. Allo stesso modo Clitemnestra, moglie di Agamennone, segnata dal sacrificio della figlia, compiuto dal marito per ringraziarsi gli dei nella guerra di Troia, è impersonata, nelle poche immagini in cui compare, da una disperata Lupita. Nolan ha dichiarato il suo intento di riservare un ruolo importante a Nyong’o per pari opportunità, noi possiamo anche ipotizzare che le donne di colore nella storia siano l’emblema dello strazio e della violenza subita e che in quanto tali possano essere una valida “cifra” della tragicità di certe condizioni umane.
E ancora
Sono tantissimi gli episodi toccanti di Odissea. Il canto delle sirene, l’incontro suggestivo con il regno dei morti, il passaggio tra Scilla e Cariddi. Attraverso il film di Nolan, il Poema ci parla nuovamente.
Il film si può criticare, in alcune scelte non condividere, ma è doveroso farsi tentare dall’ imponente messa in scena di un’opera che diviene carismatica, piena di tutte le contraddizioni del presente, con una visione dell’esistenza in chiave di lettura sovratemporale ed incredibilmente moderna .
Emma Borella per http://LiveMedia24.com

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