NORIMBERGA, la nostra recensione
Alle origini del male nel nuovo film sul "Processo di Norimberga"
Norimberga
Al cinema un nuovo film sul Processo di Norimberga, dopo le numerose opere cinematografiche che hanno portato sugli schermi forse il più famoso processo della storia. Il nuovo Norimberga, opera del regista James Vanderbilt, è tratto dal romanzo he Nazi and the Psychiatrist: Hermann Göring, Dr. Douglas M. Kelley, and a Fatal Meeting of Minds at the End of WWII, libro del 2013 in cui l’autore Jack El-Hai narra dell’incontro tra lo psichiatra dell’esercito Kelley e l’allora ex Reichsmarschall di Hitler.
La sinossi
Dopo la cattura di Hermann Göring, le forze statunitensi sul campo sono di fronte ad una situazione nuova della storia in cui i vinti possono essere subito giustiziati, come accade a Benito Mussolini in Italia. Invece gli Alleati — guidati dal giudice Robert H. Jackson (Michael Shannon), affrontano l’impresa ardita di istituire un tribunale internazionale, per far sì che il regime nazista risponda dei propri crimini di fronte all’umanità.
Al tenente colonnello Douglas Kelley (il premio Oscar Rami Malek), psichiatra dell’esercito americano, viene affidato un incarico senza precedenti: valutare la sanità mentale di Hermann Göring (il premio Oscar Russell Crowe), il famigerato ex braccio destro di Hitler, e di altri alti gerarchi nazisti. Si tratta anche di tenerli in vita nell’attesa dello sviluppo degli eventi, assicurare la loro presenza all’imminente processo, carpire i loro segreti ed indagare le coscienze di uomini così mostruosi.
Il focus
Norimberga di James Vanderbilt, attualmente ai primi posti in classifica dei film più visti nelle sale, condivide con le opere precedenti il desiderio di analisi e comprensione di un fenomeno unico nella storia umana per efferatezza e brutalità. Ma supera la prospettiva dualista di vinti e vincitori, gli uni incarnazione di verità, giustizia, bene, gli altri del male assoluto.
Nei dialoghi tra Göring e Kelley i due personaggi si indagano reciprocamente, lo psichiatra americano analizza il paziente con una cura particolare, motivato anche dal desiderio di comprendere la natura della logica nazista.
Dalle parole di Göring riemergono i tratti di una ideologia nata sulle ceneri della Germania post bellica, prostrata dalle mutilazioni territoriali e dalla crisi economica. Riaffiora l’orgoglio della nazione e della cultura tedesca, l’aspirazione ad una grande civiltà che si trova in guerra e che sacrifica vite umane per affermarsi. Nei tratti del gerarca traspaiono una dignità ed una forza d’animo incredibili, l’espressione di una mente brillante imbevuta di orgoglio, consapevole del proprio ruolo di potere ormai tramontato ma anche desiderosa di vicinanza con il proprio medico.
Göring non è solo l’uomo acuto con una volontà di ferro, il responsabile di gravi crimini, l’uomo da portare a processo in una sfida ideologica tra vinti e vincitori. Nel chiuso della carcerazione egli vive la nostalgia della propria famiglia, cerca con il dott Kelley un contatto vero, e Kelley non è solo un carceriere, ma anche un medico che ha a cuore il proprio paziente con rispetto.
Magistrale Russel Crowe
Spetta ad un imponente Russel Crowe essere Hermann Göring con un’ interpretazione magistrale di fronte alla quale è difficile confrontarsi. Rami Malek è lo psichiatra tenente colonnello Douglas Kelley che ingaggia con lui un duello psicologico interessante dai risvolti sempre sottili ed inaspettati. Certo Malek scompare un po’ per fissità di espressione al confronto con il grande attore australiano, nonostante gli sguardi, talora increduli ed a volte struggenti, lo salvino in una valutazione complessiva
L’originalità di Douglas Kelley
Il suo personaggio gioca un ruolo fondamentale nello script del film. Il focus è la sua indagine alla ricerca della verità, non quella che emerge nel Processo con le immagini allora inedite dei campi di sterminio che atterriscono ma non suscitano lo sgomento suggerito e mai mostrato ne La zona di interesse. Douglas Kelley nel suo ruolo di soldato americano e psichiatra cerca di svelare la psicologia e la natura del male umano, in un contatto profondo con il suo interlocutore senza pregiudizi, in modo istintivo ed empatico in cui non si perde mai l’umanità del vincitore sul vinto, in un dualismo non sempre definito. La sfida prosegue in aula durante il Processo in cui l’esito non è così scontato.
In conclusione
Norimberga non è l’ennesimo film sul famoso Processo. In realtà la pellicola è complessa, ondivaga, spazia dal tema centrale con diverse digressioni interessanti, ricche di molti spunti di riflessione sulla natura umana e sul fondamento del potere con tutti i suoi meccanismi di dominio eclatanti o più sottili. Traccia un ponte tra il passato tragico del ‘900 ed il presente così incerto nel rispetto dei diritti umani, sempre più esposto alla logica della guerra e della sopraffazione.
Emma Borella per http://LiveMedia24.com

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