Dialoghi sul talento: a Cuneo l’incontro con George Clooney

Le foto dell'intervista a cura di Renata Roattino

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Non solo una star del cinema, ma una voce impegnata sui temi più delicati del presente. George Clooney è arrivato a Cuneo portando molto più di un racconto sulla sua carriera: davanti a centinaia di studenti ha costruito un confronto diretto su diritti, informazione e responsabilità individuale.

L’occasione è stata l’appuntamento dei “Dialoghi sul talento”, iniziativa della Fondazione CRC che punta a mettere in contatto i giovani con figure di rilievo internazionale. A introdurre l’incontro il presidente Mauro Gola, che ha sottolineato ancora una volta il ruolo centrale delle nuove generazioni nelle attività della Fondazione.

Poi il palco è passato a Clooney. Nessuna distanza formale: qualche parola in italiano, un ricordo dei suoi passaggi nel territorio con la sua moto e subito il dialogo con il pubblico. Il tono è stato quello di una conversazione aperta, capace di alternare esperienze personali e riflessioni globali.

Renata Roattino @jhonninaphoto

 

Al centro del suo intervento, il tema della giustizia. Attraverso il lavoro della Clooney Foundation for Justice, fondata insieme alla moglie Amal Clooney, l’attore ha raccontato un impegno concreto: difendere chi viene colpito per aver esercitato il diritto di informare. «In diversi Paesi – ha spiegato – la legge viene utilizzata per mettere a tacere i giornalisti». Da qui la necessità di intervenire per garantire processi equi e tutela legale.

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I risultati, ha ricordato, sono tangibili: decine di giornalisti liberati e una presenza attiva in numerosi Paesi. «È questo il risultato che considero più importante», ha detto, riportando l’attenzione su un concetto chiave: senza libertà di stampa, la democrazia perde uno dei suoi pilastri fondamentali.

Uno sguardo è stato dedicato anche ai rischi del presente, a partire dall’impatto delle nuove tecnologie. Se da un lato offrono opportunità straordinarie, dall’altro rendono sempre più semplice la diffusione di contenuti falsi e manipolati. Un fenomeno che, secondo Clooney, richiede nuove regole e maggiore consapevolezza, anche sul piano giuridico.

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Non è mancato un passaggio sull’attualità politica internazionale. Riferendosi ad alcune affermazioni di Donald Trump, Clooney ha espresso una critica netta: «Dire di voler porre fine a una civiltà è un crimine». Parole che si inseriscono in una riflessione più ampia sul momento che stanno vivendo gli Stati Uniti, definito «difficile» e segnato da forti tensioni.

Accanto ai temi globali, spazio anche al percorso personale. Clooney ha ripercorso gli inizi della sua carriera, quando si spostava in bicicletta per sostenere provini, e ha sottolineato l’importanza di non lasciarsi frenare dalla paura del fallimento. Esprimere le proprie idee, anche quando è scomodo, resta per lui un passaggio fondamentale.

Il confronto ha toccato anche l’evoluzione dell’industria cinematografica. «Oggi molte dinamiche sono cambiate», ha osservato, ricordando come in passato certi comportamenti fossero considerati normali, mentre ora non sono più accettati. Un segnale, secondo lui, di un progresso culturale possibile.

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Nel finale, il messaggio si è fatto diretto. Ai ragazzi ha chiesto di non rimanere spettatori, ma di partecipare attivamente alla società, difendendo chi è più esposto e mettendo in discussione chi detiene il potere. Un invito accompagnato da una convinzione chiara: le nuove generazioni hanno la possibilità di fare meglio di quelle precedenti.

L’incontro di Cuneo si inserisce in un percorso ormai consolidato per la Fondazione CRC, che negli anni ha portato sul territorio figure come Kerry Kennedy, Paolo Nespoli, Andrea Bocelli, Pep Guardiola, Stefanie Graf e Andre Agassi.

Un progetto che continua a puntare sul dialogo come strumento per formare cittadini più consapevoli. E che, anche questa volta, ha lasciato ai giovani qualcosa di concreto: non solo parole, ma una direzione da seguire.

Renata Roattino @jhonninaphoto

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