Cinema e AI: la nuova frontiera degli attori artificiali
L’unione tra cinema e AI divide Hollywood in due.
Chiedere aiuto all’AI è ormai diventata un’azione quasi automatica per molti di noi; quando non sappiamo qualcosa, vogliamo risparmiare tempo o ricevere spunti immediati, l’intelligenza artificiale è pronta ad offrire la soluzione. A pochi giorni dal terzo compleanno di Chatgpt, non possiamo fare altro che chiederci quali sono le prossime frontiere di questa nuova tecnologia che, a poco a poco, sta facendo il suo ingresso in molteplici dimensioni, non per ultima quella del cinema.
Un cast artificiale
Tutto ha inizio da Eline Van der Velden che, all’interno di Xicoia (studio di talenti AI), ha dato vita alla prima attrice generata con intelligenza artificiale: Tilly Norwood. Si tratta di un progetto ambizioso che, però, non è destinato a fermarsi qui.
Al Zurich Summit la Van der Velden ha dichiarato di voler creare un intero cast di attori artificiali. L’idea è quella di progettare attori ciascuno con una propria identità e caratteristiche specifiche; più di quaranta soggetti sarebbero già in fase di sviluppo.
Per chi esprime timore sul destino del cinema e sulla sostituzione dell’uomo sul grande schermo, la risposta di Eline Van der Velden non si fa attendere: lo scopo della produttrice non è quello di sostituire, ma di creare qualcosa di nuovo, un genere che si vada ad affiancare a quelli già esistenti. Come espresso dalla Van der Velden: “Esistono tre generi principali: animazione, live action e ora l’AI. Tilly è nata per appartenere a quest’ultimo”.
Le dichiarazioni di James Cameron
Se da una parte giovani interpreti hanno già dichiarato di essere interessati a partecipare al progetto, offrendo così il loro viso allo scopo di creare un “gemello digitale” da affiancare alla loro carriera, non tutta Hollywood sembra essere dello stesso avviso. Tra gli oppositori troviamo James Cameron, noto regista conosciuto per blockbuster come “Titanic” e “Avatar”.
In un’intervista alla CBS, Cameron afferma che durante le riprese di “Avatar” (2005) alcuni addetti ai lavori avevano espresso il timore che stesse sostituendo le persone in carne ed ossa con l’uso della computer grafica. Il regista ha affermato che, al contrario, il film esalta il momento attore – regista, facendoci quindi comprendere che il focus è sul rapporto umano.
Cameron ha dichiarato come, ai suoi occhi, l’intelligenza artificiale generativa sia un invasore sbarcato nel mondo del cinema, inorridendo davanti all’eventualità che un attore possa essere sosituito dall’AI.
Cuore e tecnologia
Abbiamo quindi da una parte un film estremamente basato sulla tecnologia digitale che mette comunque al primo posto la persona fisica; dall’altra Eline Van der Velden che dichiara: “Voglio continuare a vedere veri attori sullo schermo. Nessuna intelligenza artificiale potrà replicare la profondità di uno sguardo umano o l’imperfezione di un’emozione”.
Viene quindi da chiedersi quale può essere il ruolo di un attore o addirittura di un cast generato dall’AI; in che modo può arricchire il cinema se, alla fine, una parte di noi sarà sempre legata all’emozione che può nascere solo negli occhi e nelle espressioni di persone reali, riflesse in noi, nella nostra capacità di immedesimarci nonostante, o proprio grazie, al grande schermo.
A cura di Giada Targa per LiveMedia24

I commenti sono chiusi.