Pagamenti digitali e addio al contante: come gli italiani hanno cambiato il modo di spendere online

Fino a non molto tempo fa, in Italia, il contante aveva qualcosa di identitario.

Pagamenti digitali e addio al contante: come gli italiani hanno cambiato il modo di spendere online

Fino a non molto tempo fa, in Italia, il contante aveva qualcosa di identitario. Il portafoglio gonfio di banconote,il “pago cash che faccio prima”, il barista che sbuffava davanti al bancomat per un caffè da un euro e dieci. Era un’abitudine radicata più che altrove in Europa, tanto che il Paese veniva citato regolarmente, nei confronti internazionali, tra quelli più legati alla moneta fisica. Poi, nel giro di pochi anni, qualcosa si è rotto. Non tutto e non ovunque, però abbastanza da cambiare il modo in cui milioni di persone fanno la spesa, pagano il parcheggio o si regalano una serata.

Pagamenti elettronici in Italia: il sorpasso sul contante

Il dato che ha segnato il passaggio arriva dall’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, secondo cui il valore complessivo delle transazioni con carte e strumenti digitali ha superato quello dei pagamenti in contanti a partire dal 2023. È un sorpasso che riguarda il valore, non ancora il numero delle operazioni: le piccole spese quotidiane, il giornale, il pane, il mercato rionale, restano in buona parte affidate alle monete.

’A spingere sono stati fattori diversi, che si sono sommati. La pandemia ha abituato molte persone, anche anziane, a usare la carta per evitare contatti. L’obbligo di POS per esercenti e professionisti, con sanzioni in vigore dal giugno 2022, ha tolto ai clienti la scusa del “qui non si può”. E il contactless, cioè il pagamento appoggiando la carta o il telefono al terminale, ha reso l’operazione più veloce del contante stesso: niente resto da contare, niente monetine che scivolano sotto il bancone.

Sul fronte opposto, la normativa sul tetto al contante ha oscillato parecchio. Dal 2023 il limite per i pagamenti tra privati è fissato a 5.000 euro, dopo anni di soglie diverse decise a ogni cambio di governo, segno che il tema resta politicamente divisivo più che tecnico.

Acquisti online, portafogli digitali e conti di gioco: dove si usa di più la moneta elettronica

Online la partita è chiusa da tempo. Nessuno paga in contanti un volo o un abbonamento a una piattaforma di streaming, e anche il contrassegno, che resisteva negli acquisti di chi diffidava della carta, è ormai marginale. Qui il cambiamento ha riguardato piuttosto gli strumenti: le carte prepagate, molto usate dai più giovani e da chi non vuole esporre il conto principale, e i portafogli digitali associati allo smartphone, che memorizzano i dati della carta e permettono di confermare il pagamento con l’impronta o il riconoscimento del volto.

La tracciabilità è diventata anche una garanzia per chi compra. In diversi settori regolamentati ogni movimento lascia una traccia intestata al titolare, e questo vale per l’intrattenimento quanto per l’e-commerce. Su una piattaforma di gioco con concessione statale come NetBet.it, per esempio, il conto viene aperto con un documento d’identità e ricaricato con carte, bonifici o portafogli elettronici, così che depositi e prelievi restino documentati come quelli di un normale conto di pagamento. È un meccanismo pensato per contrastare il riciclaggio, che come effetto collaterale ha abituato anche chi gioca a una gestione più ordinata delle proprie spese.

Le regole europee hanno fatto la loro parte. La direttiva PSD2 ha introdotto l’autenticazione forte per i pagamenti online, quella che chiede una conferma sull’app della banca o un codice via SMS: all’inizio molti la vivevano come una seccatura, oggi è un passaggio quasi automatico che ha ridotto in modo sensibile le frodi con le carte.

Bonifico istantaneo e app di pagamento tra privati

Una delle novità più concrete per i consumatori è arrivata con il regolamento europeo sui bonifici istantanei. 2025 le banche dell’area euro devono offrire l’invio di bonifici che arrivano in pochi secondi, a qualsiasi ora e in qualunque giorno, allo stesso costo di quelli ordinari. Prima di allora il bonifico istantaneo esisteva, ma spesso con commissioni che ne scoraggiavano l’uso. Insieme è arrivato anche il controllo del beneficiario, che verifica la corrispondenza tra il nome indicato e l’intestatario dell’IBAN prima dell’invio, uno strumento utile contro le truffe in cui si viene indotti a mandare soldi sul conto sbagliato.

Per le piccole somme tra amici, la cena divisa, il regalo di compleanno collettivo, la quota per il calcetto, si sono diffuse le app di pagamento tra privati, che permettono di trasferire denaro con il solo numero di telefono. È un uso che ha sostituito, in molte compagnie, il vecchio giro di banconote al tavolo con qualcuno che non ha mai spicci.

Chi resta legato al contante, e perché

Sarebbe sbagliato raccontare la transizione come compiuta. Il contante resiste nelle fasce più anziane della popolazione, in molti piccoli comuni e in diverse aree del Mezzogiorno, dove sportelli bancari e servizi digitali sono meno capillari. Resiste anche per motivi pratici e psicologici. Molte persone usano le banconote per controllare il budget: si preleva una cifra all’inizio della settimana e, quando finisce, si smette di spendere. Con la carta quella percezione si attenua, e non a caso diverse app bancarie hanno introdotto grafici e notifiche per mostrare quanto si è speso in una categoria.

C’è poi una questione di privacy, sollevata soprattutto da chi non ama l’idea che ogni acquisto lasci un’impronta. E c’è il tema della resilienza: un blackout, un guasto ai circuiti, un telefono scarico possono rendere inutilizzabili gli strumenti digitali proprio nel momento sbagliato. Per questo la stessa Banca centrale europea, mentre lavora al progetto dell’euro digitale, continua a ribadire che il contante deve restare disponibile e accettato.

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