Alessandro Rossellini: la mia vita, la Rossellinite

Alessandro Rossellini e la Rossellinite, la regia, i suoi interessi e successi per noi di LiveMedia24.

C’è tanto nel vissuto personale e artistico di Alessandro Rossellini, regista e nipote dell’indimenticato Roberto Rossellini, un artista amato da tutti.

L’incontro è legato agli ottant’anni di “Roma città aperta”, un successo di Roberto Rossellini, un evento da festeggiare.

Vi lasciamo a questa nostra intervista, alle parole di Alessandro Rossellini.

Ti ringraziamo per aver accolto il nostro invito, Alessandro. “Roma città aperta”, il noto film ad opera di tuo nonno, Roberto Rossellini, compie ottant’anni e ci avvicina al progetto, “Tornerà la Primavera”. Come ha preso forma tutto ciò?

Ho scelto di aderire a questo progetto, “Tornerà la primavera”, presentato da Carlo Mosso, general manager della Onni, dopo aver vagliato alcune precedenti proposte. Il titolo, estrapolato da una frase del film, ho trovato fosse una buona scelta. Il progetto prevede tre proiezioni: la prima avvenuta nell’ambito della manifestazione del Cinema in Piazza a San Cosimato, la seconda rappresentazione, istituzionale, si terrà il 24 settembre, al Quirino, il teatro in cui nonno presentò il film per la prima volta. Infine, ce ne sarà una terza a novembre, in occasione della quale vedremo il lavoro svolto da una selezione di studenti provenienti da diverse scuole di cinema del Lazio. Gireranno scene ispirate a Roma città aperta, interpretando il concetto di resistenza, a loro modo, in quanto, a mio avviso, è la resistenza a rappresentare l’anima di tutto ciò.

Roberto Rossellini rappresenta la storia del cinema italiano. Cosa si prova a rappresentarlo, ad omaggiarlo?

Sono grato e orgoglioso di portare questo cognome, tuttavia non è sempre stato semplice. Ho realizzato un documentario, in cui parlo di cosa ha voluto dire per me ma anche per ognuno dei suoi figli essere un Rossellini. Per me, oltre che un progetto ambizioso, questo documentario ha rappresentato una fase risolutiva per cui mia storia personale, in cui sono riuscito a mettere insieme i pezzi, dopo aver attraversato momenti difficili. Mio nonno era, a suo modo, un vero intellettuale, un innovatore, forse rivoluzionario, più di tutto aveva una reale apertura mentale, ed è stato in grado di trasmetterlo con la sua cinematografia. Credo sia fondamentale, oggi, continuare a farlo rivivere.

“Rossellinite”, cosa rappresenta?

La Rossellinite è la malattia da cui sono affetto, io e forse un po’ tutti gli eredi dei grandi geni e grandi pensatori, è quella sensazione di non essere mai all’altezza, di non fare abbastanza, Fortunatamente con un po ‘ di fatica ognuno può trovare la sua strada e la sua cura

Un percorso impegnativo, il tuo, ma quanto pensi sia cambiato il modo di fare cinema?

L’Italia è cambiata ed il cinema segue la storia: non può che essere così! Oggi c’è un problema più grande ed è un problema politico; i veri produttori sono i finanziamenti statali, Rai, Mediaset e le piattaforme. Questa industrializzazione del cinema ne ha probabilmente limitato la creatività, il dovere di noi autori è cercare di non omologarsi e lottare per delle idee libere e di qualità.

Anticipazioni sul tuo futuro artistico?

Sto lavorando ad un film di finzione, la storia di Piera, spero di poterlo realizzare a breve. E poi ho un altro progetto nel cassetto a cui tengo molto, è un documentario in cui si parla di una storica famiglia napoletana, una storia familiare che si intreccia e si fonde con le tradizioni e la scaramanzia del popolo partenopeo.

Alessia Giallonardo per LiveMedia24

Roma città apertaAlessandro RosselliniRoberto Rossellini